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Trieste tascabile

Io cosa posso fare?

Pubblicata il 18/01/2013 12:15

La crisi è veramente una sventura?

Uffa, c’è la crisi.

Uffa, non ho un lavoro.

Uffa, non ho i soldi.

Uffa, mi sento solo.

Uffa, sto male.

Io sto cercando, di preciso cosa non lo so. Ma so, sento, ne sono sicuro. Sto cercando.

Cerco un equilibrio sopra la follia di questo mondo cinico e globalizzato. Cerco purezza in un mare di ipocrisia. Cerco una filosofia capace di darmi fiducia, forza, sicurezza, coraggio. Cerco disperatamente me stesso.

Ma sento di aver perso la bussola.

Tutto intorno percepisco un mare di bugie. Bugie politiche, bugie economiche, bugie finanziarie, bugie religiose, bugie filosofiche.

Sono molto arrabbiato.

Peggio.

Mi sento frustrato. Sento che hanno rubato la mia identità di uomo che vuole riprendere a sognare un futuro. Mi sento profondamente nichilista, con le spalle al muro.

Uffa, c’è la crisi. Cheppalle. C’è la crisi.

Crisi significa sì paura. Paura di perdere anche quel poco che ci è rimasto. Paura che in un baleno arrivi l’apocalisse e ci spazzi via.

Amico, pensaci bene. Non ti sembra che l’apocalisse sia già arrivata? L’apocalisse è come ci sentiamo. L’apocalisse è aver perso tutte le certezze, aver perso la bussola, la sicurezza economica e geopolitica. La crisi è aver perso le nostre ideologie, le nostre fragili filosofie di vita. Panta rei. Tutto scorre. Tutto cambia, tutto si trasforma.

Crisi significa anche opportunità. Opportunità di cambiare, cercare, sperimentare, provare senza l’assillo del risultato. Alla fine vogliamo “solo” essere felici. Utopia?

Chissà, forse adesso per me lo è.

Ma l’utopia, insegna Galeano, è come l’orizzonte verso cui tendiamo. E’ la spinta evolutiva che dirige ogni nostro sforzo. L’utopia ci aiuta a camminare.

Tutto sommato non è male aver perso tutte le certezze. Tutto sommato non è male questa apocalisse del nuovo millennio. Sento di essere come un libro dalle pagine bianche che aspetta di essere scritto ma questa volta voglio che sopra ci sia scritto un bel romanzo epico, ironico, storico e fantascientifico, filosofico, non troppo complesso né troppo superficiale. Voglio che ci sia l’amore e la solidarietà. Voglio che ci sia la pace e la serenità. Un nuovo rapporto con la natura. Voglio che sia un romanzo che mi piaccia, che faccia al caso mio secondo le mie capacità di sognare e creare la realtà.

Voglio è morto nel giardino del re.

Vorrei solo che accada qualcosa in grado di ridarmi la capacità di sognare.

Sento che dentro di noi abbiamo tutte le risposte.

Sento che questa crisi alla fine risulterà una grande opportunità per la gente comune, perché la gente comune non è come il potere. Solo il potere può perdere lo statu quo…

E il potere è in mano di pochi.

Trieste, 18 gennaio 2013

Federico Scarpa