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FARMACI, VINCE LA CASTA

Pubblicata il 15/12/2011 00:00
Luogo evento: Trieste - 15/12/2011 00:00

Era quasi scontato, prevedibile. Alla fine sembrano vincere le lobby, nonostante il governo si dichiari e operi in senso liberista.

Da "repubblica.it" del 15/12/2011 di G. Pepe
Era quasi scontato, prevedibile. Alla fine sembrano vincere le lobby, nonostante il governo si dichiari e operi in senso liberista. E tra le lobby quella dei farmacisti è tra le più forti. Perché ha solidi agganci in Parlamento, perché molti onorevoli e senatori hanno legami familiari nel mondo delle medicine, perché da sempre quella dei titolari è una casta di quasi intoccabili. Tant'è che ogni volta che viene minimamente scalfito il loro potere, ereditario, gridano allo scandalo, minacciano la serrata (che sarebbe interruzione di pubblico servizio), comprano pagine sui quotidiani per lanciare avvertimenti sull'occupazione, creano allarmi tra la popolazione sostenendo che se le medicine di fascia C dovessero andare in vendita nei supermercati verrebbe messa a rischio la salute dei cittadini.

Così avvenne anche con la prima, timida, liberalizzazione voluta da Bersani, quando era ministro, che decise di aprire nei supermercati la vendita dei prodotti da banco. Allora i titolari di farmacia fecero fuoco e fiamme, ma Bersani tenne duro. E oggi lo stesso segretario del Pd viene preso di mira dai titolari, è lui il vero nemico. Ma quella riforma realizzata sotto il governo Prodi non creò nessun problema all'occupazione, che anzi aumentò, e i fatturati della grande distribuzione per questo segmento di mercato sono rimasti risibili.

Il governo Monti oggi sembra non voler tirare diritto lungo un strada che porterebbe non meno bensì più occupazione tra i tanti professionisti che hanno la sfortuna di non appartenere ad una famiglia di farmacisti oppure non hanno i soldi per acquistarne una. Avrebbero la possibilità di essere occupati nei supermercati, nelle parafarmacie, ma questo non si può. Altro che crescita, altro che liberalizzazione. E tutto questo perché i titolari di farmaci non vogliono che si tocchino i privilegi, non vogliono vedere intaccati i fatturati. Ma non siamo tutti chiamati a fare dei sacrifici? Non bisogna salvare il Paese? E se la risposta è sì, perché i farmacisti non devono dare il loro contributo? Perché le caste e le lobby continuano a dettari i tempi alla politica?