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Il calcio che separa le differenze

Pubblicata il 05/07/2012 09:37

Gli europei di calcio hanno dimostrato che lo sport può compattare una nazione, ma bastano due ore di unificazione nazionale per ricompattare un sistema che mostra crepe da tutte le parti?

Lo scorso 1 luglio si sono conclusi i campionati europei di calcio. L’Italia si è svegliata il lunedì con il mal di testa dopo aver incassato quattro gol dalla Spagna e dopo essersi illusa di esser tornata in cima al mondo in quanto a mentalità e capacità calcistiche.

Purtroppo siamo ancora molto lontani dalla capacità di vincere. Certo, valgono le mille scuse della stanchezza, della sfortuna, della forza dell’avversario. Non possiamo negarlo, c’eravamo illusi di potercela fare. C’eravamo illusi che una vittoria all’europeo avrebbe fatto dimenticare tutte le magagne dettate dalla crisi economica, spirituale e di valori che attanaglia la nostra epoca.

Ma il calcio è un rimedio?

Il calcio può essere un rimedio se lo si riforma alla radice, se si torna nuovamente al concetto di sport vero e proprio fatto di sacrificio, salute, passione, gioco di squadra, psicologia di gruppo, altruismo, leggerezza.

Purtroppo tutto ciò non è, la nazione si è unita, illusa, per poi ripiombare nel quotidiano caldo africano. Si è unita per tornare a cercare ricette per uscire dalla crisi, per tornare a vedere il sereno e uscire da un torpore che dura ormai da troppo tempo.

La magia del calcio è che ci siamo uniti attorno alla nazionale per un paio d’ore.

La dura e stimolante realtà è che dobbiamo unirci nuovamente per ricostruire dal basso una società in disgregazione.

Ecco come una sconfitta può dare forza ed energia ben maggiore di quanto possa generare una vittoria all’europeo di calcio.

Federico Scarpa