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La rivoluzione industriale

Il XVIII e l’inizio del XIX secolo segnarono un momento di importante svolta per la gran parte delle città europee. Fu l’Inghilterra anche in questo caso, a promuovere le nuove trasformazioni, importate in un secondo momento anche nelle grandi città europee, e infine pure in Italia.

Trieste, seppur in proporzione e in tempi diversi, seguì le tappe comuni alle altre città. Questo periodo si caratterizzava per il nascere di nuovi bisogni per i quali rivelava necessario ideare un nuovo tipo di insediamento urbano. Lo sviluppo industriale rendeva le città, così come realizzate fino allora, improvvisamente e nuovamente inadeguate alle necessità, come del resto si era verificato un secolo prima. Il cambiamento si ripercuoteva anche nel settore sociale e culturale, con la nascita di un’entità borghese – capitalistica che veniva a sostituire quella mercantile – nobiliapianta di trieste realizzata da Vallardi nel 1881 re.

Si riscontrava poi un’altra similitudine con l’inizio del Settecento, un nuovo eccezionale incremento della popolazione che faceva nascere una serie di nuove teorie, il cui scopo principale era quello di razionalizzare il territorio per una sua più agevole utilizzazione (tra gli esempi più significativi si possono ricordare Owen, che cercherà di realizzare alcuni villaggi – ancora esistenti – con un sistema teso a migliorare le condizioni di vita delle classi lavoratrici, come a New Harmony (Indiana USA); e Fourier, che concepirà un edificio monumentale a corte aperta, ispirato a Versailles, denominato Falansterio, concepito con un numero contenuto di abitanti in 250 ettari dio terreno per la concentrazione della forza – canale navigabile della zona industrialelavoro).

In questo periodo il Borgo Teresiano non  perde importanza, ma cambia semplicemente fisionomia, come avveniva parallelamente nelle altre città europee, dove la crescita della città industriale era quasi meccanica e riconducibile a un unico schema: al centro affaristico e rappresentativo, in cui erano situate anche le residenze delle classi possedenti, si venivano via via ad aggiungere fasce sempre più vaste di zone ove erano poste industrie e abitazioni operaie; tali classi, a periodi successivi, tendevano a essere espulse in un perimetro più esterno, nella misura in cui la crescita delle attività commerciali imponeva la trasformazione delle zone confinanti con il nucleo centrale.

Per Trieste la crescita non poteva essere così concentrica, come succedeva altrove, intorno al centro economico e commerciale della città, a causa del suo territorio, che costringeva la città a svilupparsi solamente in certe direzioni obbligate. Le attività di carattere industriale venivano così ad allontanarsi dal Borgo Teresiano, tenendo a spostarsi verso la periferia. Venivano mantenute e rafforzate però le attività commerciali.

La città industriale nasceva con un rapporto tra centro e periferia diverso anche dalla concezione che si può avere oggi. Agli inizi, il centro di origine medievale e la periferia nata in un secondo momento erano stati destinati a residenza dei lavoratori o degli artigiani, mentre le fonti della produzione – fabbriche e manifatture – si collocavano nelle aree periferiche, possibilmente a ridosso di corsi d’acqua o di vie di comunicazione. Le attività direzionali si svolgevano spesso presso la fabbrica o negli uffici collocati nella residenza, secondo uno schema ereditato dal sistema mercantile.

La città borghese è invece differente da quelle dei secoli precedenti a causa dei processi economici in atto con questa nuova metodologia: vengono persi i confini prestabiliti e si annullano quelli ereditati dalla città murata, che appare perciò indefinita.

Ciò è causa anche di possibilità di realizzazione urbana infinita, non più legata a dimensioni prestabilite, divenendo il suolo edificabile in ogni punto.

 Il centro di Trieste, pertanto, in questo periodo vide allontanarsi tutte le attività industriali e artigianali di un certo rilievo che venivano  a trasferirsi in zone limitrofe. Le industrie principali trasferite erano poste nell’area compresa nel triangolo delimitato da Trieste, Muggia e San Dorligo.

Anche il porto, nell’arco di poco tempo, ebbe necessità di essere spostato. Del resto, lo spazio che necessitava alle attività moderne non poteva in alcun modo adattarsi a quello così limitato che poteva offrire un centro abitato, in particolare se confrontato  con lo spazio che si ricavò nella piana di Zaule, anche se essa abbisognò di grosse bonifiche, della costruzione di tre dighe della lunghezza di 2600 metri, realizzate per impedire alle acque spinte dalle forti correnti di rioccupare la zona bonificata, e di un adeguato collegamento con il centro cittadino, che rimaneva sempre il punto fermo delle attività.

Tra i personaggi di maggior spicco che si proposero di attuare la zona industriale in quest’area troviamo Giovanni Economo, che fece realizzare a sue spese il tronco ferroviario che collegava la zona industriale a Campo Marzio.

Nel Borgo Teresiano rimanevano gli uffici, le attività commerciali, sia all’ingrosso che al dettaglio, e le principali attività del settore terziario