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L'origine commerciale della città

Prima che l’uomo si stabilisse sedentariamente nel luogo dove, ai nostri giorni, sorge la città di Trieste, il territorio si presentava molto diverso da quello che possiamo vedere oggi. Tutta la zona limitrofa al mare, per la maggior parte ricoperta da una fitta vegetazione, era costituita da colline e avvallamenti fluviali, ed era quasi totalmente priva di aree pianeggianti. Alle sue spalle un ripido pendio discendeva dall’altopiano e da una piccola lingua di terra collinosa, più sottile e più elevata di quella attuale.

Il nomale sviluppo geofisico e il massiccio intervento dell’uomo ne modificarono l’aspetto originario. Se infatti la presenza di fiumi, che scendevano direttamente nel golfo trasportando detriti a valle, permise un naturale allungamento del territorio, il disboscamento della zona carsica, invece, venne causato dai successivi interventi dell’uomo che, a partire dal XV secolo, incominciò ad abbattere vegetazione.

Un ambiente così particolare non poté non condizionare i primi insediamenti umani nella zona, risalenti peraltro (come comprovato dai molti resti ritrovati in diverse grotte e in ripari situati sul territorio da Duino alla Val Rosandra) al periodo mesolitico, quando le prime genti si stabilirono sul Carso. Il territorio, posto nel pendio roccioso senza un’adeguata quantità di terra, e la presenza della fitta vegetazione non si confacevano certamente allo sviluppo dell’agricoltura. L’attività che si dovette sviluppare con i primi insediamenti fu probabilmente la pastorizia.

Fin dall’Età del bronzo medio, l’uomo, che prima viveva nelle caverne, incominciò a costruire le prime abitazioni, raggruppate in abitati modernamente fortificati denominati castellieri; erano villaggi costituiti da capanne di pietra, edificati in cima ad alture e luoghi strategici che potevano permettere una facile difesa; un muro, realizzato con pietre grezze e non squadrate di dimensioni variabili, veniva a circondare l’abitato. L’altezza di questo muro era normalmente di poco inferiore ai sei metri.

Non si conosce con certezza quali popolazioni avessero realizzato questi insediamenti; si è anche ipotizzato che i castellieri fossero stati costruiti da genti mediterranee  o preindoeuropee, o anche provenienti dai Balcani. Un’altra teoria sostiene invece che in questa zona si fossero insediate due culture e popolazioni diverse; una sul Carso all’interno dei castellieri e l’altra dislocata a Cattinara e Montebello in villaggi, impropriamente considerati anch’essi castellieri, non difesi però da muraglioni come quelli carsici.

Già in questo periodo il commercio aveva un ruolo di grande importanza. Si pensa infatti che il castelliere costruito nella zona di Montuzza fosse stato eretto proprio con uno scopo commerciale. Questo non era un fenomeno specifico di tale zona; nel periodo dell’Età del bronzo quest’attività si era sviluppata un po’ ovunque, accanto all’agricoltura, all’allevamento e all’artigianato (i cui prodotti divennero rapidamente i primi oggetti di scambio) che avevano caratterizzato le epoche precedenti. Nacquero così rapidamente in diverse zone mercati e porti che permisero di sviluppare una vera e propria rete per il traffico delle merci. Diversi studi hanno portato alla luce una grande quantità di prove che una delle più importanti “vie dell’ambra” giungeva proprio in questa zona. La presenza di questa “via” è stata ipotizzata a causa della rilevazione di notevoli quantità di resina fossile proveniente dal Baltico. Furono trovati anche castellieri di notevoli dimensioni situati sulla linea percorsa da questa strada; essi furono eretti come zone di sosta per le carovane che trasportavano le merci, oppure come basi per coloro che volevano depredarle. Questa non era l’unica “via dell’ambra” esistente: dal Nord si diramavano più vie che collegavano i giacimenti con i mercati continentali e con alcuni porti nei quali l’ambra veniva imbarcata per altri mercati d’oltremare, come l’Inghilterra e l’Egitto. Tra i porti più importanti vi era certamente quello di Trieste.

Sebbene gli scavi eseguiti più volte sul colle di San Giusto e quelli sulle sue pendici non abbiano mai portato alla luce gli strati pre-romani di Tergeste, l’ipotesi che un castelliere si trovasse sulla sommità del colle di San Giusto è molto verosimile, dato che la posizione possiede tutte le caratteristiche adatte a tale realizzazione: era infatti fornito di acqua, l’elemento più necessario, e aveva inoltre una naturale difesa dal lato del mare e un dolce pendio dalla parte opposta a esso. Il castelliere probabilmente si trovava nella zona antistante l’entrata del castello.

Di questo castelliere non è stato possibile trovar traccia e forse mai la si troverà, a causa dei continui lavori realizzati sia dai Romani e dai veneziani che dagli austriaci, i quali – nell’intento di sistemare la sommità del colle – effettuarono addirittura degli sbancamenti, eliminando ogni traccia dell’abitato originario e modificandola fisionomia della vetta del colle.

Diverse teorie si sono susseguite anche sull’origine della città vera e propria; gli storici sono discordi poiché non si hanno prove certe: c’è chi la vuole eretta da un popolo di origine celtica, chi dai carni, come Stradone che la definì “villaggio carnico”, che dai traci, come il Kandler.

Questo nucleo urbano si trovava sulla cima del colle di San Giusto, posto, si pensa, proprio sopra al precedente castelliere. L’abitato, oltre a essere di dimensioni ridotte, non doveva avere grande importanza, infatti non viene nemmeno menzionato nella conquista romana dell’Istria, anche se si ritiene che doveva essere conosciuto precedentamente come porto commerciale.