working people

Le modifiche apportate al Borgo Teresiano

Portata a termine la costruzione degli edifici presenti nel Borgo Teresiano (attualmente compreso tra le direttrici di piazza della Borsa, corso Italia, piazza Goldoni, via Carducci, piazza Dalmazia, via Ghega, piazza della Libertà) poche furono le modifiche apportate negli anni successivi, anche se i progetti, come durante l’ideazione dell’abitato, erano molti. Già sotto Maria Teresa era stata proposta la continuazione del Borgo in una nuova zona ottenTrieste a volo d'uccellouta strappando ancora altra terra al mare di fronte alla Città Vecchia per proseguire nell’area posta al di là della stessa; si sarebbero potute realizzare così delle nuove darsene al fine di dar riparo a un maggior numero di imbarcazioni. Questo progetto fu però realizzato dal figlio Giuseppe II, e la nuova area urbana prenderà da lui il nome di Borgo Giuseppino. Per di più, nel giro di poco tempo si era iniziato a pensare a una nuova ripavimentazione del manto stradale, già rapidamente in stato di degrado.

Oltre ai cambiamenti, che si risolsero principalmente con piccoli interventi sui palazzi, sono da ricordare la tarda costruzione degli edifici nella zona intorno a via Ghega; la demolizione di casa Rossetti, avvenuta nel 1876, che ha privato la città di un signorile e interessante edificio; il già citato interramento del Canal Piccolo, che passava a fianco del palazzo della Borsa; la demolizione della vecchia chiesa di San Spiridione, eretta nel 1753, effettuata intorno alla metà del secolo scorso. Essa era costituita da un corpo centrale affiancato, nella parte anteriore, da due svettanti campanili che emergevano sui tetti cittadini. Già alla fine del Settecento, come abbiamo visto, il campanile di sinistra era crollato per l’instabilità del terreno.

Di maggior consistenza si rivelò l’interramento della parte terminale del Canal Grande con il quale si ottenne una nuova piazza, oggi denominata piazza Sant’Antonio Nuovo, che ha permesso alla via di Vienna ( oggi via Filzi) di trovar continuazione nella via San Spiridione.

Tra gli edifici eretti demolendo quelli precedenti vi fu il palazzo della RAS, Riunione Adriatica di Sicurtà, la quale, acquistando il complesso di edifici circoscritto dalla piazza Nuova ( poi piazza della Repubblica), dalla via Sant’Antonio (via Dante), dal Corso ( poi corso Italia) e dalla via Santa Caterina, fece demolire le case esistenti e costruire al loro posto un grande palazzo in cui pose la propria sede.

Venne ristrutturato il palazzo che ospita il “Caffè Stella Polare”, realizzando all’uopo un’originale costruzione provvisoria, collocata sulla parte terminale del canale che, durante i lavori, permise la continuità dell’esercizio poi ritrasferito nella sua sede originale.

Anche alcuni palazzi sul canale vennero demoliti e poi ricostruiti: si pensa al palazzo Reinmelt, oggi sede di alcuni uffici della Regione.

Tra i restauri più imponenti è necessario ricordare quello di palazzo Gopcevich, una delle più significative opere dell’architetto Giovanni Berlam. La casa deve il suo nome a Spiridione Gopcevich, che l’acquistò nel 1845 e ne assegnò nel 1850 la ristrutturazione a Berlam, noto architetto triestino, laureatosi a Vienna in ingegneria civile e a Venezia in architettura ( a lui si devono altre opere, tra cui il palazzo Panfili in piazza della Libertà). La casa rimase di proprietà della famiglia per trent’anni e poi passò a vari proprietari, che ne fecero la sede dei loro affari, per poi giungere nelle mani della Cassa Marittima Adriatica che pochi anni or sono ne ha commissionato un accurato restauro, preceduto da un attento studio.

Da questi rilevamenti si è constatata addirittura una debolezza strutturale dovuta alla sconnessione e alla cedevolezza delle fondamenta immerse nell’acqua de mare antistante. Ciò ha costretto a effettuare un’opera di alleggerimento delle strutture, operando una serie di applicazioni di elementi realizzati in acciaio e costruendo una nuova piattaforma di base.

Tutto sommato quindi, nel corso degli ultimi 150 anni  lungo il canale non vi furono grandi modificazioni, ma una serie di adattamenti delle case preesistenti.

Gran parte degli edifici del Borgo Teresiano vennero sopraelevati. Così venne anche a modificarsi l’utilizzazione degli stessi edifici. Edificati all’inizio prettamente a scopo commerciale e di magazzino, vennero poi adibiti anche ad abitazione da parte dei vecchi proprietari, che trovarono più pratico spostare la loro residenza dalla periferia alle vicinanze del posto di lavoro. Nel 1909 venne fatta la proposta di elevare ulteriormente i palazzi di un piano, proposta che trovò contraria la Giunta comunale con la motivazione che “limitati a quattro i piani delle case il prezzo delle aree sarebbe diminuito in proporzione con la minore rendibilità”.

Grandi cambiamenti non furono effettuati anche perché si ricercarono altri siti dove costruire, continuando la tradizione di sottrarre terreno al mare, come nel caso del già citato Borgo Giuseppino.

Il Borgo Teresiano rimase pressoché intatto anche durante entrambe le guerre mondiali, nel corso delle quali non venne danneggiato e rimasero integre gran parte delle sue opere originali.  A fare le spese della prima guerra furono altre zone della città, tra cui il Boschetto, il bosco che lungo le pendici del colle Farneto porta fino alla vetta del Cacciatore, ritenuto dal giornale locale “La Nazione” “il bosco che tutte le città hanno invidiato”. La prima guerra mondiale pertò però grandi cambiamenti in altri campi, come il definitivo passaggio dall’Austria all’Italia, e una conseguente crisi economica. Nel “Corriere della Sera” del 7 gennaio 1919 Trieste venne definita “nelle condizioni di un miliardario al quale abbiano portato via la cassaforte e vi languisca di inazione e di stenti”. La cassaforte di Trieste fu portata via dall’Austria, per precauzione. Fu all’inizio della guerra che, per ordine delle autorità militari, tutti i depositi delle banche triestine vennero trasportati a Vienna. Ciò non permise di riprendere l’attività nella misura necessaria.