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Il libero Comune e il successivo passaggio all'Austria

Successivamente alla dominazione romana non abbiamo più documenti su cui poter ricostruire la vita o l’abitato della città. Vi sono infatti soltanto alcune ricostruzioni realizzate alcuni secoli dopo. Particolarmente interessanti sono da ritenere quelle di Jacopo Cavalli e Pietro Kandler, risalenti alla fine del XIX secolo, che però non riproducono in modo fedele e preciso la reale situazione; si pensi per esempio alla posizione e alle dimensioni del mandracchio o delle saline.

Anche non conoscendo le modifiche avvenute all’abitato urbano della città, sappiamo che, finita la dominazione romana, Trieste divenne un territorio di conquista, in particolare da parte di Venezia. La città, oltre che dai Giapidi, come già accennato, fu nuovamente distrutta anche dai Longobardi (568 d.C.). Mentre i continui scontri, soprattutto contro i veneziani, sconvolgevano la città, i duchi d’Austria continuavano a divenire sempre più potenti, allargando progressivamente i propri territori. I loro possedimenti nel Friuli comprendevano terre e castelli che erano stati ottenuti in feudo dalla chiesa di Aquileia.

Gli stessi duchi entrarono a loro volta in conflitto con Venezia, su richiesta dei triestini, per il dominio di Trieste. Dopo alcune battaglie, con la pace di Torino del 1382, la città fu dichiarata indipendente dall’egemonia di entrambe.

Tale situazione durò assai poco, essendosi gli stessi triestini resi conto di essere circondati da vicini troppo potenti. Indotti da questi timori, decisero di trovare un principe che rispettasse la loro libertà e nello stesso tempo ne proteggesse gli interessi.

Come possibili protettori si presentavano ai loro occhi la Repubblica di Venezia, che voleva concentrare tutto il commercio nella sua città. Successivamente furono scartati i patriarchi di Aquileia, perché la loro potenza decadeva a vista d’occhio ed era prossima alla fine. Restavano i duchi d’Austria, convenienti a Trieste per più aspetti: primo, perché potenti, poi perché, divenuti da qualche anno padroni di Duino, del Carso e della contea di Pisino, confinavano con Trieste; in terzo luogo perché erano signori di ricche province sul Danubio con le quali i triestini volevano stringere relazioni commerciali. Così la scelta fu fatta. Il duca Leopoldo accettò l’offerta, e promise per sé e i suoi successori di lasciare a Trieste quella forma di governo comunale che aveva; si impegnò a non cederla in feudo e a non venderla a nessuno, ma a tenerla perpetuamente abbinata alla Corona ducale dell’Austria inferiore.

In effetti né lui, né i suoi successori, sino al 1550, modificarono gli statuti di Trieste. Di guarnigione austriaca non si parla fino ai tempi di Maria Teresa. 

La città, comunque dovette sostenere ancora molti altri confronti contro istriani e veneti. Già nel 1468 la popolazione, più volte cannoneggiata, fu dimezzata. La venuta di Leopoldo I nel 1660 rianimò le speranze dei triestini. L’imperatore confermò i privilegi e gli statuti comunali, e diede a Trieste molti provvedimenti per migliorarne il commercio.

La città, che era stata riedificata sulle antiche rovine lasciate dai Longobardi, al tempo del passaggio all’Austria conservava sempre la medesima forma triangolare datale dai romani; solo successivamente incominciò a estendersi verso il mare.
Nelle mura, munite da fosse esterne e da ponti levatoi, si aprivano molte porte, che erano sovrastate da torrioni alti e larghi abbastanza da contenere parecchi armati. Le porte principali erano: Donota, Riborgo, del Porto, Cavana e San Michele.

Le prime due sono ricordate ancora da lapidi poste agli sbocchi delle vie che ne conservano i nomi. Porta del Porto dava sul Mandracchio; San Michele sulla piazzetta del Barbacane. C’erano poi quattro porte secondarie: delle Saline, Portizza, San Lorenzo e Pusterla, ma di quest’ultima non è nota l’ubicazione. Porta San Lorenzo era nella via della Cattedrale. Portizza esiste tuttora. Porta delle Saline stava tra quella e porta Riborgo.

La città si divideva in quattro rioni: Cavana, Mercato, Riborgo e Castello.

Dal lato occidentale delle mura, per tutto lo spazio pianeggiante, il terreno, in questo periodo, era certamente disposto per la maggior parte a saline. Una diramazione del canale, che passava a ridosso delle mura, permetteva l’ingresso di piccole barche attraverso la Portizza nella città per giungere alla piazza del Mercato con le loro merci. Questo canale prenderà poi successivamente il nome di Canal Piccolo, in contrapposizione a quello più grande che si costruirà nel 1754.