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Le piazze

Con l’espandersi della città nelle altre direzioni si vennero a creare, lungo la linea trapezoidale formata dall’insieme degli edifici che costituivano il Borgo Teresiano, una sorta di netta demarcazione con il resto della città, sia rispetto alle parti più antiche sa a quelle più recenti.

In particolar modo la contrada del Corso segnò per molto tempo ancora il confine Piazza Ponterosso vista al di là del canaleche divideva la nuova classe mercantile, residente nel Borgo Teresiano, da quella mobiliare della Città vecchia, anche se fino a oggi  i palazzi posti su tale via sono rimasti quelli originari solamente sul lato del Borgo Teresiano e non su quello della Città vecchia, perché negli anni Trenta molti di essi vennero demoliti e riedificati.

Via del Torrente divideva invece il Borgo Teresiano dal Borgo Franceschino, sorto a distanza di alcuni decenni con un sistema che può ricordare quello ortogonale ideato sotto Carlo VI, risultante però come entità a sé stante.

Su questa linea di ideale “confine” si vennero a formare una serie di piazze non nate dal risultato di una razionale pianificazione urbana, ma dall’incontro di impianti urbanistici differenti risalenti a periodi diversi. Queste piazze ricoprirono una notevole importanza dal loro sorgere fino ai nostri giorni. In questi slarghi si vennero a creare i punti di riferimento per molte attività che avevano necessità di spazio per potersi realizzare.

Piazza della BorsaNelle piazze vi era quasi sempre qualche elemento ornamentale, costituito da una fontana o da un monumento, che le contraddistingue dalle altre aree in genere prive di qualsiasi decorazione. Non a caso in piazza della Borsa si trovava l’omonimo palazzo, che era il cuore delle attività finanziarie dell’epoca. Al centro della piazza era originariamente situata una fontana con una statua raffigurante Nettuno, circondata da alcune colonnine in pietra e posta in modo simmetrico rispetto all’ingresso della Borsa. Questa fontana venne smontata nel 1920 e trasferita alcuni decenni dopo in piazza Venezia, dove ancora si trova. La colonna che tuttora è posta nella piazza, dove è situata la statua di Leopoldo I, restaurata di recente, è invece stata trasportata in questo luogo nel 1808 dalla piazza del Pozzo del Mare, dove era stata eretta in occasione della visita del sovrano.

In piazza della Caserma, nel 1769, era stato edificato l’ospedale poi trasformato in presidio militare nel 1785; in piazza della Dogana prima si trovava la Dogana poi il palazzo delle Poste.

Lo stesso utilizzo delle piazze come principali centri di aggregazione commerciale e sociale si osserva in piazza della Repubblica (ex piazza Nuova), dove sono oggi situati due imponenti palazzi, uno sede della Riunione Adriatica di Sicurtà e l’altro della Banca Commerciale Italiana, eretto nel 1909 dopo la demolizione del palazzo Gadolla (dal commerciante triestino divenuto direttore dell’Adriatico Banco d’Assicurazione, trasformatosi successivamente in RAS, nella prima metà del 1800), che diede per un certo periodo il nome alla piazza. Il primo fu inaugurato nel 1914, dopo sei anni di attività, sotto il controllo degli architetti Ruggero e Arduino Berlam, quando la società si trasferì da via Valdirivo.

I principali mercati all’aria aperta, a parte per le poche eccezioni come il mercato delle “Pignatte” che si teneva all’imboccatura di via San Giovanni (via Imbriani), laddove sulla contrada del Corso veniva a formarsi un piccolo spiazzo, o il mercato delle angurie, ubicato sulla riva sud del Canal Grande, si tenevano nelle piazze. In quella delle Legna si svolgeva l’omonimo mercato che ricopriva un ruolo primario sia per l’economia sia per la vita quotidiana della popolazione. Il legno qui venduto era elemento indispensabile, essendo utilizzato sia per uso domestico sia come combustibile principale per le fabbriche della città.

Al centro della piazza vi era una fontana che serviva per l’approvvigionamento idrico dell’ospedale dei lebbrosi, situato nei pressi della piazza. Lo slargo era circondato da interessanti palazzi come il palazzo Caccia, realizzato dall’arch. Giovanni Berlam, casa Parisi, dell’arch. Giorgio Polli, risalente al 1909 e dominata dalla scalinata dei Giganti al cui apice è situata una fontana eretta nel 1938.

In piazza Ponterosso si trovava il mercato delle “venderigole” per la vendita della frutta e delle stoffe: vi accorrevano giornalmente le contadine dalla periferia per vendere il loro raccolto. Nella piazza è situata la fontana del Mazzoleni, del 1876, che deve il nome al putto postovi sopra, chiamato “Giovannin del Ponterosso”.

Lo stesso si verificò più recentemente nella piazza delle Stazione ( piazza della Libertà) dove si venne a trovare un’altra dislocazione per un altro mercato, che solo ora si progetta di porre nell’interno della costruzione da poco rimodernata del “Silo”.

Questa piazza, che prendeva il nome dal macello eretto nel 1780 ove oggi è situato l’ingresso del punto franco, all’origine era di dimensioni minori. Oltre al macello vi erano un istituto dei poveri, abitazioni e granai. Oggi il più importante palazzo della piazza è certamente il palazzo Panfili, realizzato nel 1879 dall’architetto Giovanni Berlam. Al centro della piazza, dove oggi si trovano le bancarelle, originariamente si trovavano due monumenti: uno, del 1882, rappresentava la “dedizione all’Austria” ed è andato distrutto (ma se ne sono salvati i lampioni oggi posti sul Ponterosso), e un altro dedicato all’imprenditrice Elisabetta, oggi smembrato e conservato a Miramare.

Anche la piazza Umberto I (piazza sant’Antonio) non fu costruita come tale; la difficoltà di ricambio dell’acqua che veniva a ristagnare in particolar modo sulla sommità del canale, costrinse all’interramento dello stesso , realizzato negli anni Trenta ,utilizzando le macerie degli edifici della Città vecchia che vennero nel medesimo periodo demoliti per costruirvi una serie di nuovi palazzi.

Piazza San Giovanni invece, a differenza delle altre, fu realizzata di proposito. Al suo centro è oggi situata la statua di Giuseppe Verdi, costruita due volte. La prima in pietra, la seconda con il bronzo dei cannoni degli austriaci, che l’avevano distrutta il giorno della dichiarazione di guerra, il 24 maggio 1915.