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Le fontane

Un’esigenza che non venne trascurata fu quello di fornire alla popolazione e ai vandali di passaggio l’acqua necessaria all’uso domestico e all’abbeveraggio dei cavalli. Si pensò così di posizionare, nei punti chiave del Borgo Teresiano, delle fontane che, oltre ad avere una funzionalità estetica, avessero una funzionalità pratica ben precisa. la fontana del Giovannin

La fontana più famosa del Borgo Teresiano, a cui certamente Trieste è più affezionata, è la fontana del “Giovannin”, sita in piazza Ponterosso. Originariamente nella piazza erano state previste due fontane simmetriche rispetto alla via che passava in mezzo. A causa della mancanza di fondi ne venne però realizzata una sola, e il progetto della seconda fu utilizzato per la costruzione della fontana del Nettuno posta in piazza della Borsa.

La fontana, che deve il nome all’acquedotto di San Giovanni, fu progettata nel 1753 da Giovanni Mazzoleni, mentre il putto fu realizzato dallo scultore Giovanni Carlo Wagner, creando una strana coincidenza di nomi. Questa fontana serviva per l’approvvigionamento idrico della popolazione.
Anche la fontana dedicata a Nettuno è opera di Mazzoleni; quest’opera, gli fu commissionata nel 1755 e dovette necessariamente sottostare a precisi canoni. La fontana doveva rappresentare Nettuno con i suoi tre cavalli, dal muso dei quali sgorgava l’acqua.

La sua realizzazione doveva attenersi scrupolosamente anche alle misure e ai tempi (non superiori a sei mesi) stabiliti. La funzionalità della fontana, posta in una zona di intenso passaggio, era costituita in particolar modo dalla presenza, nella parte inferiore della costruzione, di una vasca dove poter abbeverare i cavalli in transito. La fontana, realizzata con qualche mese di ritardo, veniva spesso utilizzata anche per lavare i panni, a causa della lontananza di lavatoi dalla zona. Le casalinghe, infatti trovavano spesso più comodo utilizzare queste fonti “alternative”.

La fontana venne messa in disuso subito dopo la prima guerra e lasciata nei magazzini del Comune per molti decenni, prima di essere ricostruita nel 1951 in piazza Venezia.

In piazza della Zonta era posta un’altra importante fontana che diede il nome alla piazza stessa. La fontana, nota da tempo poiché utilizzata per la preparazione del vino, raccoglieva l’acqua da una delle fonti più antiche della zona. Dalla fontana, non appena costruito il Borgo Teresiano, furono diramate delle tubature per rifornire il lavatoio pubblico che le fu eretto appositamente accanto, sul lato sinistro del torrente Klutsch. Questo edificio a forma di trapezio venne poi demolito nel 1826.

La fontana in un secondo momento fu coperta da una struttura ottogonale e nel 1822 venne deciso di purificarne le acque per renderla potabile e avere una nuova fonte di approvvigionamento per la città.
L’edificio che circondava la fontana venne ristrutturato più di una volta, ma nel 1821, durante uno di questo lavori, crollò rovinosamente. Nel 1889 (dopo esser stata realizzata, una ventina di anni prima, una copertura ben diversa da quella precedente, la cui tettoia era posta su due differenti livelli) venne decisa la demolizione della fontana al fine di utilizzare lo spazio ottenuto per un mercato, sostituito successivamente da un palazzo situato oggi in via Carducci 7.

Altra interessante fontana fu realizzata in piazza Vittorio Veneto (allora della Dogana) scavando un pozzo nel terreno e raggiungendo lo strato sottostante delle vecchie saline. L’acqua, come si può immaginare, non era delle migliori ed emanava un forte odore per tutta la piazza. Si decise di coprire anche questa fontana, questa volta con una struttura cilindrica. Essa fu poi utilizzata, quando la fontana fu posta in disuso, per la costruzione della Vedetta Alice a Trebiciano (crollata durante un bombardamento nella prima guerra mondiale).

Al suo posto, nel 1897, fu realizzata una fontana monumentale, con un’ottica opposta a quella che aveva caratterizzato quella precedente, priva di senso estetico, che appariva decisamente in contrasto con gli edifici che attorniavano la piazza. Si volle collegare la fontana alle condutture dell’acquedotto in modo da far sgorgare acqua limpida e pulita. La scelta della fontana da erigere non fu semplice; si dovette ricorrere a ben due concorsi per decidere infine di assegnare l’opera a Franz Schranz, al quale furono richieste però alcune modifiche da apportare al progetto iniziale.

Sul finire del XIX secolo fu così consegnata la nuova fontana, che per mancanza di fondi non vide, se non dopo un lungo periodo, sgorgare l’acqua.

In piazza Dalmazia (all’epoca della Caserma), nella metà dell’Ottocento fu eretta una fontana di forma ottagonale, realizzata da Giovanni Sforzi e demolita nel 1923; in piazza San Giovanni, nel luogo dove oggi sorge la statua di Giuseppe Verdi, si trovava una fontana a pompa; un’altra era situata, ed è ancora visibile, nell’ingresso del palazzo sede della RAS, rappresentante un gladiatore che trattiene tre leoni che si abbeverano.