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Le case Rossetti e Morpurgo

Le piazze più ambite per la costruzione dei palazzi, in base alla configurazione dell’intero Borgo, si rivelarono quelle adiacenti al canale.

I commercianti più facoltosi non si fecero attendere per presentare le domande al fine di poter fabbricare i loro edifici più a ridosso possibile del canale, onde poter caricare e scaricare direttamente le merci dai magazzini alle navi. Essi si trovarono di fronte (nello stesso periodo) al mutamento delle direttive governative che stabilivano ormai la destinazione pienamente commerciale della città e l’abbandono dell’idea di realizzare una città arsenale.

Tra essi spicca la domanda con cui un facoltoso commerciante fa presente che “ […] nella città nuova verso la casa del Sign. Hossmuller, la pubblica strada e il canale nuovo, vi è un fondo opportuno per sopra fabbricare; quindi è che io umilissimo sottoscritto supplicante sarei per applicarmi al detto fondo, e sito intieramente conforme esiste verso il pagamento del numero del clafter che sarà rilevato per potervi col favore della presente stagione ancora farvi erigere la fabbrica e servirsi dello tesso fondo per ornamento di detta città, e beneficio del commercio…” (Ms. Rossetti, 1764), ottenendo così dalle autorità il permesso di erigere il suo quartiere.

Questa casa rappresentava la realizzazione concreta della terza dimensione del Borgo Teresiano, essendo stata progettata proprio dall’architetto Fusconi, ideatore del Distretto Camerale.

Il progetto si adattava alle normative richieste; le dimensioni del fondo desiderato dal commerciante erano state quantificate dall’architetto Giovanni Fuscolo, che si era preso cura della realizzazione del progetto “Misura del Ces. Regio Fondo che prende e occupa il negoziante Sig. Antonio Rossetti in Trieste per la nuova casa, che farà erigere in figura quadrata a canto del canal grande, nella piazza, che sarà delle sue Fontane, nella città theresiana, cioè un lato klafter 21, l’altro klafter 20, quali fanno quadrati klafter 420…” (Ms. Fusconi, 1764).

A Rossetti fu richiesto un pagamento di 210 fiorini da versare alla Cassa Camerale, godendo però, come contemplato nelle disposizioni, di un’esenzione di dieci anni dall’affitto. La piazza ottenuta dal commerciante era sicuramente una delle migliori, considerando che, oltre a essere proprio sul canale, si affacciava sulla piazza delle due fontane (situata al centro della parte compresa tra il canale principale e l’unico slargo contenuto nel progetto del Distretto Camerale ) ed era prossima alla vecchia città.

La costruzione, come del resto la maggior parte degli altri edifici, aveva un carattere semplice che ricordava elementi decorativi classici, anche se essi non venivano mai riproposti. Le facciate, scandite da un susseguirsi di motivi sia verticali che orizzontali, mostravano una notevole ritmicità, proponendo cornicioni, finestre e davanzali tutti uguali per dimensioni. Anche i erano proposti di uguale altezza, divisi tra loro da un marciapiede all’altezza del primo solaio e una cornice sull’attico.

I due accessi laterali di casa Rossetti, che conducono ai magazzini, non sono meno alti, larghi, importanti architettonicamente, di quello centrale.

Un esempio complementare a casa Rossetti è casa Morpurgo (oggi adibita a museo), che mostra ancor oggi i suoi interni ancora in buono stato di conservazione. Il sistema con cui venne eretto questo secondo palazzo fu certamente molto diverso dal primo, non avendo le stesse ambizioni ed essendo stato eretto a quasi un secolo di distanza, nel 1875, dagli architetti Giovanni e Ruggiero Berlam. Il palazzo venne realizzato con un stile austero in carattere con il tempo. Lo stesso avvenne per tutto l’arredamento della casa. È da tener presente che molti elementi, i quali contribuivano a rendere più confortevole l’abitazione, sono attualmente mancati.

Alcuni di essi sparirono durante l’occupazione militare di Trieste nel secondo dopoguerra e altri, come per esempio l’arredo della stanza da letto di Mario Morpurgo de Nilma, furono donati dallo stesso, lasciando poche cose a rappresentare tale ambiente. Nonostante questo, percorrendo gli ambienti di rappresentanza ci si può fare un’idea della vita comoda, seppure non fastosa, di una famiglia benestante triestina del XIX secolo.

Si può osservare una divisione netta in due zone ben marcate da diversissime tipologie di arredamento: l’una utilizzata come residenza dei padroni e l’altra per la servitù. La prima era attentamente rifinita, anche se secondo il gusto attuale può sembrare pesante (adorna com’è di una grande quantità di suppellettili e decorazioni poste sui soffitti dipinti e decorati), come per esempio l’anticamera in stile orientale, o il salottino veneziano del settecento con stucchi; i ricchi tendaggi della sala della musica, l’ambiente più elegante e più sfarzoso dell’appartamento, sostenuti da palchetti in legno intagliato e decorato, come pure i fermatende e il caminetto barocco di marmo, indicano che questo salone era l’ambiente destinato ai ricchi ricevimenti. In questa zona ci sono diversi salottini adibiti a ricevere gli ospiti, e altri ambienti, come lo studio arredato con mobili e scaffali in legno massiccio di noce, ove soggiornavano i proprietari. Sempre a scopo di separazione, le belle stufe in maiolica venivano accese da un’apertura situata nel corridoio in modo da permettere alla servitù di rimanere all’esterno e alimentare il fuoco senza accedere alle stanze.

La seconda zona è invece caratterizzata dalla massima semplicità e praticità. Il basamento realizzato in bugnato rustico dava peso alla base della facciata, che fu divisa verticalmente da tre fasce, quella centrale scandita da quattro lesene all’interno delle quali si propone una ulteriore divisione in tre parti. In quella mediana si incontrano i segni più raffinati: un massiccio portale contornato da un ordine raddoppiato in bugnato rustico, una balaustra a colonnine, un proporzionato portale archivoltato con concio di chiave decorato, dal quale prendono spunto due piccole lesene e una balaustra di coronamento con quattro grandi vasi. Le due parti laterali, semplificate nelle decorazioni, riprendono il ritmo dei pieni e dei vuoti proposti dalla parte centrale e il passo delle quattro lesene.