working people

San Giacomo e i suoi lavatoi

All’inizio del ‘900 Trieste era una grande citta’ industriale dell’Impero asburgico, caratterizzata da fabbriche e cantieri, con una popolazione di circa 250.000 abitanti nel 1913. Il suo repentino sviluppo e le molte occasioni di lavoro favorirono l’immigrazione di decine di migliaia di lavoratori, che si stabilirono con le loro famiglie nei quartieri periferici popolari di San Giacomo, Servola, Sant’Anna, Roiano.

Soprattutto San Giacomo, vicino al centro città e ai cantieri di Sant’Andrea, vide crescere il numero dei suoi abitanti (oltre 25.000 nel 1910, tra cui circa 5.000 di lingua e nazionalità slovena e altrettanti ‘’regnicoli’’, cioè immigrati di nazionalità italiana) fino a diventare il principale quartiere proletario della città.   

Vennero costruite in questo periodo le case a quattro e più piani che si diramano a raggiera da Campo San Giacomo, destinate a ospitare la maggior parte dei nuovi arrivati.
Erano case di un certo decoro esterno, ma all’interno gli appartamenti, dati in affitto a chi non poteva permettersi di meglio, erano poveri e angusti, spesso senz’acqua, con servizi igienici in comune e fogne approssimative. Affollato e malsano già prima della guerra, San Giacomo veniva identificato in una statistica del 1929 come il distretto operaio più ‘’povero’’ della città, primo per ‘’affollamento’’, secondo dopo Città Vecchia per i casi mortali di tubercolosi, terzo per mortalità infantile.

Contro questi inconvenienti, caratterizzati dalla crescita repentina e socialmente squilibrata del quartiere, il Comune intervenne con varie misure sociali, attraverso scuole, asili, ricreatori, dispensari medico-sanitari, assistenza pubblica.

Con il potenziamento della rete idrica cittadina venne maggiormente considerata l’igiene pubblica; anche San Giacomo fu dotato dello stabilimento per i bagni pubblici di via Veronese e nel 1904, in via San Giacomo in Monte, di un lavatoio con  acqua corrente e una trentina di vasche, già all’epoca del tutto insufficiente per gli aumentati bisogni del quartiere, al punto che nel 1935 venne affiancato dal più grande e moderno lavatoio di via Ponzianino, dotato di 72 vasche in cemento e dal 1938 di una caldaia per l’acqua calda.

Oggi il luogo è diventato, grazie all'iniziativa dell'AMIS - Associazione Amici delle Iniziative Scout - museo cittadino.