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La Società Italiana di Servizi Aerei Civili

Nel secondo decennio del Novecento iniziarono i primi tentativi di impiantare un idroscalo nella città ad opera della Società dei fratelli Cosulich, che inizialmente aveva acquistato un primo idrovolante per allietare quanti soggiornavano nella stazione climatica e di cura di Portorose, gestita sempre dalla stessa società.

trieste l'idroscalo nel 1927Il successo dell’operazione portò all’acquisto di nuovi idrovolanti, poi l’interesse che il Governo aveva mostrato, istituendo la Regia Aeronautica nel 1923, nel tentativo di sviluppare sia la navigazione civile che quella militare, portò la Società alla creazione della SISA (Società italiana servizi aerei) e di una scuola di piloti di idrovolanti a Portorose, con annessa officina per la riparazione degli apparecchi.

Nello stesso periodo venne realizzato il Cantiere navale triestino a Monfalcone, per la costruzione di ogni tipo di velivolo.

Qui venne stsisac volantino pubblicitarioudiato un idrovolante, il Cant.10 con in dotazione motori Lorrain Dietrich, che permetteva anche il trasporto di quattro o cinque passeggeri e due membri dell’equipaggio, con il quale venne inaugurata l’aviazione civile italiana.

Inizialmente si costituì la linea di prova Trieste – Venezia – Pavia – Torino, costituendo degli idroscali anche sul Po e sul Ticino collegati via radio con l’idroscalo di Portorose.

Nel 1926 venne costituita ufficialmente la linea che collegava Trieste a Torino, all’inaugurazione della quale partecipò anche Mussolini, allora Capo del Governo, che per l’occasione si fermò a Pavia. Si pensò così di costruire una prima struttura fissa e si realizzarono un capannone galleggiante posto di fronte alla riva Tre Novembre, un nuovo idroscalo a Venezia e una nuova scuola a Portorose per piloti aeronautici.

In breve tempo vennero istituite nuove linee che collegavano Trieste con Lussino e con Brindisi, un collegamento con l’Albania e una linea circolare Trieste – Fiume – Ancona – Venezia – Trieste.

Gli idrovolanti ebbero rapidamente la necessità di essere potenziati. Dapprima sui Cant.10 vennero montati dei motori più potenti, che furono poi sostituiti da nuovi idrovolanti più moderni e potenti come i Cant.18, i Macchi 18 e i Cant. 22.volantino pubblicitario

Nei primi anni Trenta erano già stati effettuati quasi duemila voli con più di diecimila passeggeri trasportati. Il capannone galleggiante iniziava dunque a non essere più consone alle nuove esigenze e all’aumento dei traffici. Si pensò pertanto di costruire un nuovo capannone, questa volta però non più galleggiante, ma creato sulla terraferma, che deciso dal ministro Italo Balbo.

Il progetto fu affidato all’ing. Pollack, sostituito successivamente dall’ing. Benussi, e la costruzione, che durò un anno e mezzo, all’impresa Fornasir e Lorenzon. Alla realizzazione dello stesso parteciparono la falegnameria Sbochelli, la ditta di orologi Cavallar, quella di ceramiche Richard-Ginori, i Cantieri riuniti dell’Adriatico e altre ancora.

Sul lato del capannone si trovava un edificio, oggi assegnato alla Capitaneria di porto, che accoglieva gli uffici necessari ai servizi, come quello per i collegamenti radio e per la sosta dei passeggeri, cioè tutto quello che era necessario per una moderna stazione aerea, che traeva la propria posizione di forza dal collegamento diretto che poteva avere tra la stazione marittima e quelle ferroviaria.

Il capannone, inaugurato nel maggio del 1932, presentava un’ampia entrata, costituita da una dozzina di pannelli scorrevoli, di fronte alla quale una gru mobile su binari aveva il compito di trascinare gli apparecchi su uno scivolo e permettere loro così i entrare nel capannone stesso. La SISA continuò la propria attività fino agli anno Quaranta.