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La nascita delle Assicurazioni Generali

I commerci erano ormai arrivati, sul finire del 700’, a un livello tale da far sorgere la necessità di proteggersi dall’insicurezza dovuta ai pericoli della navigazione. In tutta Europa iniziarono a formarsi sistemi di assicurazione che in Inghilterra e in Francia erano costituiti per lo più da enti associativi. In Italia queste forme tardavano a sopraggiungere, essendo l’attività assicurativa nelle mani di singoli privati, in genere banchieri o commercianti.

L’inizio dell’attività assicurativa italiana fu così un pò burrascosa, caratterizzata da insolvenze, difficoltà di trovare ogni volta la copertura, non avendo i singoli la possibilità di garantire l’intero carico e dovendo spesso ricorrere a coassicurazioni anche su piazze estere.polizza generali anni 40

Ben presto si sentì pure a Trieste l’esigenza di passare alla forma associativa su base sociale. Nel 1760, sotto la spinta dell’Intendenza, vennero convocati una prima volta i mercanti della città con a capo G.B. Balletti, divenuto direttore della Borsa cittadina. Il fine della riunione era quello di trovare la soluzione per istituire una società di assicurazioni con sede a Trieste.

Molte furono le opposizioni apportate dai mercanti, tra cui lo stesso Balletti, timorosi nei confronti delle novità e delle non molto esaltanti esperienze passate.

L’esperimento venne ritentato nel 1763 sotto l’egida del nuovo direttore della Borsa G. Belusco, convinto assertore dell’iniziativa. Nonostante questo, venne incontrata nuovamente l’opposizione della quasi totalità dei presenti. A favore si trovarono, oltre al direttore G. Belusco, il commerciante P. Tribuzzi e questa volta anche l’ex direttore G.B. Balletti. Da molti era stata intuita l’importanza di una siffatta impresa, ma ci si rendeva conto anche dell’insufficienza dei capitali a disposizione.

Si decise così di far intraprendere l’attività a chi voleva assumersela. Alla fine dell’anno il mercante G. Vita Levi, già noto per aver preso parte a grosse attività di speculazione in passato, si dichiarò disposto ad assumersi la direzione dell’attività a suo rischio, chiedendo un corrispettivo dei rischi assunti al Governo, al quale avrebbe dovuto presentare un resoconto semestrale delle attività svolte. La sua proposta fu però bocciata, principalmente a causa della richiesta di privare l’erario sei suoi proventi. Solo dopo molti sforzi, nel maggio del 1764, si pervenne alla nascita di una prima Compagnia triestina, in via sperimentale, alla quale non venne concessa l’esenzione fiscale ma solo qualche agevolazione.

Questa impresa venne istituita con un capitale sociale di 600.000 fiorini, suddivisi in 1200 azioni del valore di 500 fiorini cadauna. Quando tale capitale fosse terminato non sarebbero state accolte ulteriori sottoscrizioni, se non nel caso di vendita o cessione delle azioni stesse, con la riserva che le obbligazioni non potessero essere cedute fino alla cessazione dell’associazione.

Alla Compagnia fu assegnato un tetto massimo di assunzione del rischio pari a 10.000 fiorini per singola nave. Venivano stabiliti i termini per il pagamento del premio di polizza che doveva avvenire alla consegna del contratto, e per la liquidazione del sinistro, che doveva un lusso di tempo massimo di due mesi. Veniva anche stabilito che, in mancanza di fondi per il pagamento di un eventuale risarcimento, ci si poteva rivalere sugli associati, proporzionalmente al numero di azioni detenute, potendo, in caso di proposta di polizza generaliinadempimento da parte dei soci, essere incamerate le azioni con annesso il rischio di esclusione dalla società.

Non essendoci ancora state sufficienti adesioni, nel 1765 l’imperatrice Maria Teresa, decise di dare l’esenzione fiscale che già più volte le era stata richiesta. Nonostante questo ulteriore passo in avanti, alla fine dell’anno non si era ancora trovato neppure un quarto dei fondi desiderati e alla metà dell’anno successivo, con continue insistenze, neppure la metà.

Si decise così di costituire ugualmente la società, che nacque semplicemente “Compagnia di Assicurazione”. Agli inizi di ottobre 1766 si tenne il primo congresso generale, al quale parteciparono i 52 azionisti che rappresentavano, con 268.000 fiorini, 536 azioni. Tra essi risaltavano i nomi di Antonio Rossetti, dei fratelli Luzzatto, di G.B. Balletti e di G. Belusco.

Grosse furono le difficoltà incontrate nel muovere i primi passi ma, superati questi, si potè vedere la buona riuscita della compagnia, che iniziò, già dalle assemblee successive, ad alzare il tetto del massimale per singola nave, che passò a 12.000 fiorini, poi a 15.000 e infine a 18.000. Nel 1770 il capitale sociale raggiunse la somma inizialmente desiderata di 600.000 fiorini, sgelando i primitivi timori che avevano caratterizzato la nascita della società.

I traffici cittadini avevano avuto un incremento tale da veder lievitare le attività da poco meno di quattro milioni di fiorini nel 1766 a quindici nel 1770 e oltre diciotto all’inizio dell’ultimo decennio del secolo. Nel 1784 la compagnia dichiarò addirittura un utile netto pari a 200.000 fiorini, suggerendo la necessità di poter realizzare nuove sedi in altre parti d’Europa.

Nel 1779 sorse una nuova compagnia, che entrò così in concorrenza con la prima. Questa nuova società, che prese il nome di Camera Mercantile dell’Assicurazione Marittima, ebbe al suo nascere una tale richiesta da dover accrescere il capitale sociale, costituito da 800 azioni pari a 500.000 fiorini, a 1000 azioni. Questa seconda compagnia non godette di lunga vita, cessò infatti la propria attività nel 1787.

Sorte ancor peggiore ebbe la Privilegiata Compagnia d’Assicurazione, Commercio e Sconti di Trieste, che ambiva a ricoprire tre distanti attività, quella assicuratrice, quella commerciale e quella bancaria. Venne aperta una gran quantità di filiali sparse nel continente, tra cui Bordeaux, Amburgo, Ancora, Livorno, Amsterdam, Rotterdam e Costantinopoli. A causa del gravoso rapporto sinistri/premi, che si aggirò intorno al 130% la società fu costretta a interrompere ogni attività assicurativa. Al blocco del settore assicurativo si aggiunsero alcuni fallimenti di diverse attività speculative che fecero chiudere definitivamente la società.

Nel 1786 sorse il Banco d’Assicurazioni e Cambi Marittimi e la Società Greca d’Assicurazione, fondata dalla comunità ellenica. Il benessere della città continuava a migliorare a tal punto che all’inizio del XIX a Trieste operavano già una quindicina di compagnie.

Questo momento di fasto fu rapidamente troncato, come successe per la maggior parte delle attività commerciali, dall’arrivo dei francesi nel maggio 1809, che causarono l’interruzione dei rapporti con l’Inghilterra e il blocco dell’Adriatico.

Le compagnie iniziarono così a chiudere e tra queste la Compagnia d’Assicurazione e la Società Illirica. La ripresa economica che si ebbe dopo la Restaurazione fu estremamente lenta, ma ebbe un rapido recupero. Nel 1814 fu approvata la costituzione di una nuova compagnia, il Banco d’Assicurazioni Marittime, che sorse grazie all’interesse di Pietro Sartorio, seguita dall’anno successivo dalla nascita del Gabinetto di Sicurtà e dal Nuovo Stabilimento di Assicurazione.

Di lì a due anni le compagnie che operavano nel mercato erano già tornate a essere nove, per divenire una ventina nel 1831.

Nel 1816, con l’“aulico organizzatore Decreto”, si decise di iniziare una seppur superficiale regolamentazione della nascita di nuove società di assicurazione. Da quel momento, per poter dare inizio alla propria attività si doveva in primo luogo far verificare a una commissione demandata dal Consolato del Mare, attraverso la presenza effettiva del capitale sociale notificato, che i limiti dei massimali di acquisizione stabiliti per la società fossero scritti nello Statuto sociale e che, in proporzione alle azioni detenute, gli azionisti garantissero, in caso di insolvibilità della compagnia, la liquidazione degli eventuali sinistri eccedenti.

Questa scelta fu obbligata dalla modificazione sostanziale della mentalità dei commercianti, i quali non avevano più timore, come pochi decenni prima, di investire nel settore assicurativo, ma anzi questo campo appariva decisamente compenetrato nella struttura commerciale dell’epoca.

Negli altri paesi europei avevano già iniziato a prendere piede nuovi settori assicurativi oltre a quello dei trasporti, in particolar modo il ramo vita ( sorto già da tempo in Inghilterra) e il ramo grandine (allora noto con il nome di “assicurazioni aeree”, che comprendeva vari eventi atmosferici, tra cui il gelo, le inondazioni ecc.).

Vedendo sorgere all’estero grosse compagnie che agivano in settori per quell’epoca così diversi, si ritenne opportuno realizzare pure a Trieste una società di un certo rilievo che fosse in grado anch’essa di coprire diversi rischi. Nel 1831 venne così fondato l’Ausilio Generale di Sicurezza, di cui fu nominato direttore Samuele della Vida. La direzione era rappresentata da G.L. Morpurgo, da S. Minerbi, P. Morgante, G.B. de Rosmini ( cugino del famoso filosofo roveretano) e L. Mauroner.

Il 26 dicembre 1831 fu convocato il Congresso generale, nel quale si decretò la nascita delle Imperial-regie privilegiate Assicurazioni Generali Austro-Italiche (poi divenute Assicurazioni Generali) che si sarebbero occupate del ramo incendio e trasporti ( esclusivamente per vie terrestri e fluviali).

Venne altresì stabilito che al raggiungimento dell’ottocentesima azione la società avrebbe avuto la possibilità di coprire rischi nei settori trasporti marittimi e vita. Col nome scelto, “generali”, si intendevano due distinti concetti. Si voleva,da una parte, coprire tutti i settori assicurativi, dall’altra non avere limiti territoriali che delimitassero il raggio d’azione della società. Questo desiderio fu riportato anche nello stesso statuto sociale : “lo scopo di questa società è quello di assumere qualunque ramo d’assicurazioni permesso dalle leggi sovrane “.

Coloro che acquistavano azioni avevano l’opportunità di garantire il 90% del valore nominale delle stesse o con fideiussione o costituendo un’ipoteca sui beni immobili, essendoci esclusivamente l’obbligo di versare il 10% del valore; ottenevano poi, oltre alla qualifica di fondatori, una quantità di voti in rapporto al numero di azioni acquistate: possedeva un voto chi acquistava fino a cinque azioni, due se il numero delle azioni andava da sei a dieci e tre se più di dieci.

La società iniziò rapidamente a muovere i suoi primi e decisi passi. Si volle da subito distinguere il ramo vita dagli altri rami, decidendone anche la costituzione separata in bilancio. Vennero avviate celermente le pratiche per aprire nel più breve tempo possibile agenzie nelle principali città europee, anche al di fuori della monarchia. Una delle prime e fondamentali preoccupazioni fu la determinazione dei premi soprattutto nel settore vita, ramo nuovo nell’ambiente triestino, utilizzando le tavole di mortalità di Sussmilch.

Fu necessario realizzare una definizione dei compiti nell’ambito della società tramite un “Regolamento interno”, col quale venne assegnato a G.L. Morpurgo la gestione del ramo trasporti sia marittimi che fluviali, con il compito di compilare le polizze di assicurazione, di controllare il lavoro degli impiegati e la regolarità dei registri, tenuti peraltro sempre in perfetto ordine.

L’orario di lavoro era differenziato a seconda della stagione e consisteva in otto ore lavorative durante l’inverno – cioè dalle nove alle quattordici e dalle sedici alle diciannove – e nove d’estate, con inizio dell’attività alle otto della mattina.

Ben presto si videro sorgere le agenzie con precise competenze territoriali su cui poter agire. Le loro sedi furono da subito le più disparate in Europa. Già nel giro di pochi anni se ne potevano osservare più di venti, tra cui quelle di Vienna, Milano, Firenze, Bordeaux, Pest, Verona, Szegedin e Praga. Per allargare maggiormente il raggio d’azione si prevedevano già altre agenzie a Salisburgo, Francoforte, Lemberg e Londra.