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La Cassa di Risparmio di Trieste

Il primo tentativo , infruttuoso, di costituire una Cassa di Risparmio risale al 1833. la proposta venne fatta da alcuni rappresentanti della ditta di Borsa Marell Ernest e C. Ci si proponeva di realizzare una società per azioni per la fondazione di una Cassa di Risparmio simile a quelle americane.

Si giunse però alla realizzazione del progetto solamente nel 1841, nel momento in cui si verificò un’occasione propizia che non sfuggì all’intuito del ceto mercantile. Nacque così il Monte Civico Commerciale che comprendeva anche una Cassa per depositi a risparmio. Questa volta si prendevano a modello gli istituti tedeschi, che operavano in particolar modo per il credito ai piccoli commercianti e agli industriali. Questo istituto era garantito dal Comune e dalla Borsa, da cui il nome di Monte Civico Commercialeuno dei primi libretti di risparmio emessi dal Monte Civico Commerciale.

La sua nascita è da far risalire anche alla presenza in città di molti banchieri e all’assenza di una vera e propria banca. Il carattere commerciale della città abbisognava ormai di un ente atto allo scopo. C’era la necessità di avere un luogo ove depositare i propri proventi e di dare, con una certa ufficialità, una retribuzione al denaro preso in prestito.

Questo ulteriore elemento era ormai il cardine che serviva allo sviluppo di una città atta al commercio. Il progetto che ebbe l’appoggio del conte Stadion, ma l’opposizione di Domenico Rossetti. Egli osservava che dietro al progetto si celava in realtà un tentativo di realizzare un banco di sconto mercantile sotto la dominazione di “Monte”, al fine di ottenere la garanzia del Comune.

Rossetti avrebbe preferito la costituzione di una Cassa di Risparmio alla quale doveva essere abbinato un Monte di pietà, come già da lui proposto un paio di decenni prima. Egli, insomma, desiderava realizzare una Cassa di Risparmio come istituto principale, mentre nel progetto proposto essa era rappresentata come un semplice accessorio.

Per qualche mese il progetto fu messo in disparte, ma, nel maggio del 1842, il conte Stadion ripropose il progetto scontrandosi nuovamente con la forte contrarietà di Rossetti. Il Consiglio municipale stabilì la divisione degli articoli proposti da Rossetti con un regolamento autonomo rispetto allo statuto proposto dal conte, così da creare due entità distinte e formare due sezioni autonome, caratterizzate da organi e mansioni separate. Era previsto però un solo segretario generale per entrambe le entità. Rossetti vide così concretamente accettata la sua proposta.

Il regolamento dettava le regole di tutte le operazioni quotidiane dell’istituto. In esso veniva separato nettamente il Banco di sconto dalla Cassa di Risparmio, dando a questa la precedenza. L’organigramma societario prevedeva la presenza del segretario generale in comune alle due sezioni, un cassiere, un ragioniere e un usciere per la Cassa di Risparmio; un cassiere, un ragioniere e due uscieri per il Banco di sconto, e infine un custode della sede comune alle due sezioni che avesse nella sede stessa la propria residenza.Muzio de Tommasini, il primo presidente della CRT

Nel regolamento venivano stabilite, in modo minuzioso, tutte le operazioni da svolgere: i versamenti non dovevano essere di importo inferiore a 20 caratani ala volta e non superiori a 100 fiorini, il capitale versato fruttava al raggiungimento di 2,30 fiorini a partire dal primo giorno del mese successivo al versamento e finiva l’ultimo mese prima del verificarsi del prelievo del capitale.

Il limite stabilito per rilievi ordinari era pari a 50 fiorini, per prelievi di importi superiori era necessario aspettare la cosiddetta giornata di “paga “ con modalità da stabilirsi.

La Cassa aveva l’obbligo di depositare capitali, al fine di creare un fondo riserva, esclusivamente con ipoteche su stabili coperti da assicurazione sugli incendi, in titoli di Stato austriaci e azioni della Banca austriaca, prestiti a Comuni (per la realizzazione di opere autorizzate), prestiti a privati con firma fideiussoria di almeno altre tre persone garanti (una delle quali doveva essere protocollata al Giudizio provinciale in materia cambiaria), prestiti a istituti pubblici e acquisto di obbligazioni di pegno erariale.

Con decreto n. 22251 del 1842 venne così costituito il Monte Civico Commerciale con l’approvazione dello statuto e del regolamento. Fu nominato presidente Muzio de Tommasini e la prima seduta della direzione fu tenuta il 6 ottobre 1842. l’istituto, che era collocato nell’edificio della Borsa, era aperto il martedì, giovedì e sabato dalle 8 alle 13 e alla domenica, per gli operatori della campagna, fino alle 12. gli sportelli iniziarono l’attività il 22 dicembre 1842, giorno in cui furono aperti trentaquattro libretti con un totale di versamenti pari a 1.594,3 fiorini. All’inizio del 1843 venne inaugurata la Banca di Sconto.

I risultati della Cassa di Trieste furono superiori addirittura alle aspettative, raggiungendo in due mesi il risultato doppio rispetto a quello realizzato due decenni prima, in un intero anno, dalla Cassa di Vienna.Già dall’anno successivo alla sua costituzione si iniziò a parlare e a discutere sull’opportunità di cambiare sede alla Cassa, essendo quella della Borsa troppo angusta e senza riscaldamento. Nel 1847 si era quasi giunto allo spostamento della sede in piazza Maggiore, ma la spesa per riattare i locali malmessi non sembravano ragionevoli a tal punto da compensare il vantaggio che avrebbe dato lo spostamento dei propri uffici. La realizzazione della nuova sede venne procrastinata, nel concreto, di mezzo secolo.

Alcuni anni dopo la realizzazione della Cassa fu promulgata una nuova legge sulle Casse di risparmio, ormai considerate di pubblica utilità, al fine di migliorare le loro condizioni. La causa del ritardo della promulgazione della legge è da attribuirsi alla pedanteria del barone Nell, al quale fu assegnato il compito di redigere il progetto. Le Casse furono così poste sotto stretta sorveglianza, con la nomina di un commissario che ne seguisse le operazioni. Veniva vietato l’abbinamento delle Casse di risparmio con altri istituti a fini di lucro. I Monti di pietà potevano coesistere con esse a esclusiva condizione che le amministrazioni dei due enti fossero assolutamente separate e indipendenti.

Con la stessa legge si regolava la costituzione di nuove Casse di risparmio, la loro organizzazione e il loro ordinamento. Alla base dell’istituto doveva esserci una sufficiente riserva a garanzia. Si voleva salvaguardare l’aspetto umanitario e sociale delle Casse, che dovevano tener conto anche delle esigenze delle classi più povere ed escludere l’uso delle stesse alle persone più agiate, che avevano l’opportunità di far fruttare i loro investimenti in altro modo. Veniva inoltre stabilito che sugli interessi vi fosse una quota a vantaggio della Cassa che doveva servire ad arricchire la sua riserva.

La Cassa di Risparmio continuò a svilupparsi molto rapidamente; nel 1847 l’utile sorpassò i 6.000 fiorini, raggiungendo un totale di versamenti pari a oltre un milione e mezzo. Mentre gli avvenimenti del 1848 non influirono molto negativamente sull’economia triestina, quell’anno si ebbe una forte tendenza a prelevare i capitali versati, riducendo il totale dei depositi a poco meno di un milione di fiorini. La crisi fu superata un paio d’anni più tardi.

A metà del XIX secolo la situazione della finanza austriaca si era fatta estremamente difficile. Nel 1852 le spese dello Stato erano superiori alle entrate del 25% e le prospettive erano ancora peggiori. Sul finire del 1860 erano state date in pegno addirittura gran parte delle ferrovie per coprire le necessità. Nel 1854 si dovette ricorrere, per sanare la situazione, a un prestito (che prese il nome di “ prestito nazionale”) che fu considerato una delle più grosse truffe sulle forniture militari della storia dell’Impero. Il prestito emesso risultò pari a 500 milioni ma ne furono sottoscritti 640 senza far risultare la differenza. Resa nota la notizia, dopo aver perso la guerra, terminata nel 1860, vi fu il suicidio di numerosi generali e imprenditori tra cui il ministro delle Finanze, il barone de Bruck. Le banche degli Stati confinanti si rifiutarono di venire incontro all’Austria, che solo nel decennio successivo potè pensare al risanamento generale della finanza.

Questi avvenimenti ebbero le loro ripercussioni ovviamente anche sul Monte Civico Commerciale. I cittadini non avevano affatto fiducia nella situazione economica dello Stato, e quindi il Monte Civico gli concesse prestiti ci fu un brusco calo dei depositi.

Nel 1857, dopo molte difficoltà, nel tentativo di aggiungere una sezione di bancogiro e di dare facoltà all’ente di emettere con carta propria,si decise, per superare tali inconvenienti, di realizzare un nuovo istituto. Dopo ulteriori si decise che tale istituto, che prese il nome di Banca Commerciale Triestina, dovesse essere totalmente indipendente dal Monte Civico Commerciale. Questa scelta si rivelò fruttuosa. La nuova banca ebbe un’intensa vita fino al 1932, quando fu acquistata dalla Banca Commerciale Italiana. Questo solido istituto dette così la possibilità al ceto commerciale di servirsi di un organismo bancario avente i mezzi necessari alle esigenze. Tale tentativo di arginare la crisi dell’epoca ebbe ripercussioni anche sulla Cassa da Risparmio, che vide rifiorire il numero dei propri depositi a un livello addirittura superiore a quelli mai raggiunti prima. Le difficoltà non erano però finite.

Negli anni successivi i bilanci risultarono ancora in perdita. Bisognerà aspettare il 1870 per vedere ristabilirsi la situazione finanziaria generale, in particolare grazie all’apertura del canale di Suez e all’aumento dei traffici nella città.

Nel 1867 venne nuovamente cambiato il presidente dell’istituto: l’avvocato Massimiliano d’Angeli prese il posto di Stefano de Conti, subentrato nel 1859 a Muzio de Tommasini. Sotto la guida di quest’ultimo presidente si realizzò, nel 1877, la trasformazione del Monte Civico Commerciale in Cassa di Risparmio triestina.

La cassa di Risparmio triestina incominciò la sua attività in un periodo favorevole. Era infatti appena terminato il periodo di crisi che durava ormai da un ventennio e che era culminato nel crollo borsistico di Vienna col “venerdì nero” del 1873, causato da forti speculazioni.

I depositi della Cassa ebbero subito un forte incremento, più che raddoppiando nel primo decennio di vita. Si era resa ormai necessaria la realizzazione di una nuova sede, agognata da anni. Nel 1890 si decise così di acquistare un nuovo stabile. Fu indetto un concorso, vinto dall’architetto tedesco G. Schmitt. La direzione però, indipendentemente dal verdetto della giuria, scelse il progetto dell’architetto Enrico Nordico, che iniziò subito i lavori.

La chiusura del porto franco, avvenuta nel 1891, rimise in crisi la città. Gli ultimi anni del secolo rappresentarono un momento molto difficile per la vita di Trieste. Questa situazione di incertezza fu addirittura un vantaggio per la Cassa. I depositi vennero notevolmente incrementati. Solo nel 1898, dopo un ventennio, per la prima volta, si videro diminuire i depositi a risparmio rispetto all’annualità precedente.

Nel 1899 entrò in uso presso la Cassa la “corona”, la nuova moneta austriaca già in vigore dal 1892, ma messa in circolazione solo dopo alcuni anni. Questa nuova moneta aveva un valore doppio rispetto alla precedente, cosicché il bilancio di quell’anno, invece di essere pari a poco più di dieci milioni di fiorini, superò i venti.

In concomitanza con la crisi del finire del primo decennio del nuovo secolo iniziò una forte concorrenza tra le banche che volevano attirare denaro aumentando i loro tassi di interesse.

Nel 1911 vennero acquistati quattro dipinti per l’ingresso, per l’atrio principale della sede e quello dell’ammezzato. Al piano superiore furono poste due opere di “Giuseppe Barison”; all’ingresso principale, dopo alcune vicende che videro la giuria insoddisfatta delle opere proposte, un’opera di Eugenio Scomparini e un’altra di Glauco Camion.

Gli anni della guerra si rivelarono molto intensi. All’inizio delle ostilità la Cassa aveva deciso di mantenere i capitali e la direzione a Trieste, a differenza delle altre banche che si trasferirono a Vienna o a Graz (ad eccezione della Banca di Credito Popolare, che continuò le proprie attività in città).

La Direzione della Cassa di Risparmio triestina, allo scoppio del conflitto mondiale, si trovava quasi costantemente riunita per poter attuare quelle decisioni che necessitano e che dovevano essere prese con estrema urgenza.

Agli inizi dell’agosto 1914 i depositi scesero in pochi giorni da 34 milioni di corone a 30. Contemporaneamente la Cassa si oppose alla sottoscrizione di un prestito al governo austriaco per affrontare le spese militari, nonostante le notevoli pressioni esercitate sulle massime cariche dell’Istituto, mentre le altre Casse della Monarchia sottoscrissero alcuni milioni di prestito. La Cassa limitò la propria partecipazione a quota pari a soli 250.000 fiorini. Le richieste furono varie e circa ogni sei mesi vi fu la necessità di effettuare un ulteriore prestito. Al termine della guerra ne erano stati effettuati otto, a cui la Cassa aveva partecipato sempre con il medesimo importo. Nonostante il prestito non fosse di notevole entità, ripetuto tante volte costituì una somma che pesò non poco dopo la sconfitta austriaca.

Le richieste non furono fatte esclusivamente alle società, ma anche ai dipendenti delle case di commercio, delle società finanziarie e industriali e degli istituti bancari, che venivano invitati alla sottoscrizione di prestiti di piccola entità.

I problemi causati dalla guerra furono molti, a partire dalla necessità, che si venne creando, di sostituire parte del personale, in alcuni casi costretto a partire per il servizio militare e in altri addirittura deportato. Ovviamente lo stesso fatto si ripercuoteva in modo più ampio sull’intera popolazione cittadina, che alla fine della guerra si trovò dimezzata.

Nel 1915, dopo molte insistenze, fu imposto anche alla Cassa di trasferire i propri capitali a Vienna, cosa che venne effettuata di lì a poco.

Al termine della guerra, e al relativo passaggio di Trieste all’Italia, le attività poterono riprendere in modo florido; dapprima l’istituto aderì all’Associazione delle Casse di Risparmio Italiane e nel 1919 potè ritirare i denari che durante il conflitto aveva dovuto trasferire a Vienna. Le perdite causate dal conflitto erano ingenti, ma ben presto vennero colmate. Nel 1922 la Cassa potè vedere senato il proprio bilancio.

Nel 1919 i depositi consistevano in 30 milioni di lire. Di lì a due anni superarono i 74, per raggiungere gli 81 l’anno successivo. Questo sviluppo fu possibile grazie ai depositi che venivano effettuati, in un momento di paralisi commerciale e industriale, negli istituti più solidi che non si erano avventurati in imprese troppo rischiose da aver danneggiato irreparabilmente le proprie risorse.

Nel 1921 la Cassa di Risparmio triestina potè prendere parte al terzo Congresso nazionale delle Casse di risparmio (dopo quelli tenuti nel 1886 e nel 1911 ) che si tenne proprio a Trieste. In quell’occasione Vittorio Emanuele III venne l’inaugurazione del Congresso visitando la sede della Cassa di Risparmio triestina. Per l’occasione venne posta una lapide nell’interno dell’atrio della sede. Col Regio Decreto legge del 9 febbraio 1923 vennero finalmente abbandonati i criteri restrittivi, che la Cassa si è portata dietro dal 1844 con la legge austriaca. Con questa nuova legge la Cassa di Risparmio triestina poteva entrare nel sistema di credito e di risparmio nazionale.

Tra l’altro, l’unione tra le varie Casse rafforzava la sicurezza degli istituti, dei loro depositi e dei loro risparmiatori.

In pochi anni si aprirono varie filiali nei dintorni di Trieste, tra cui Sesana (1921), Monfalcone (1924), Postumia (1929), Grado (1934) e Muggia (1939).

Nel 1927 venne emanata una nuova importante legge con la quale si cercava di porre fine agli inutili istituti che, seppur troppo piccoli e deboli, tentavano in ogni modo resistere. Si obbligarono tutte le Casse di risparmio di ogni singola provincia a unirsi in una defecazione, che era da considerarsi ente autonomo e separato dai singoli istituti federali, i quali loro volta mantenevano integra la propria personalità giuridica. Nel 1928 le Casse di risparmio si ridussero in Italia da 203 a 112. la Cassa di risparmio triestina si fuse con quella di Postumia e venne cambiato anche lo statuto. Veniva meno con esso il vecchio consiglio superiore e l’antica direzione, che costituivano un sistema troppo macchinoso, per lasciare il posto al consiglio d’amministrazione presieduto dal presidente stesso. Il direttore generale prendeva il posto dell’antico segretario. Le decisioni da allora poterono essere prese più agevolmente , essendo stato ridotto drasticamente il numero dei componenti dell’organo decisionale dell’istituto. Si passava infatti da una cinquantina di membri a nove (il presidente, il vicepresidente e sette consiglieri). Anche la crisi del 1929 non interruppe l’ascesa della Cassa di Risparmio triestina.

Solamente negli anni Trenta il palazzo, sede della Cassa, fu interamente utilizzato. Gli uffici vennero portati anche ai piani superiori dell’edificio occupato fino ad allora solo nei primi due livelli.

Nel 1937 le Casse di risparmio si riunirono nuovamente a Littoria, ove fu creata la federazione nazionale di categoria aderente alla Confederazione fascista delle aziende di credito ed assicurazione. Nel 1938, per allinearsi alle denominazioni delle altre Casse italiane, la Cassa di risparmio triestina divenne Casa di Risparmio di Trieste. L’istituto ormai non aveva più molto in comune né con il vecchio Monte Civico Commerciale né con la Cassa di Risparmio Triestina.

La seconda guerra mondiale, scoppiata nel 1940, mise in grave difficoltà l’economia triestina; la popolazione era decimata, le industrie distrutte, la flotta mercantile quasi interamente perduta, il porto e la ferrovia gravemente lesionati dai bombardamenti.

l conflitto aveva diminuito drasticamente i depositi della Cassa che, non appena terminato il conflitto, cominciarono subito a ricostituirsi. La crescita fu notevole ma ebbe una fase di arresto nel 1956 con la crisi di Suez.

Dal 1964 inizia la vera e propria ascesa della Cassa di Risparmio di Trieste.