working people

Il 1900

Il trasformarsi della città in centro di controllo della vita economica, politica e culturale altera così il precostituito sistema urbano ottocentesco. Questo fenomeno determina la creazione di un “centro direzionale”, di una fascia urbana caratterizzata da abitazioni per l’alta e la media borghesia e di una serie di zone nella vicina periferia per i lavoratori. i nuovi insediamenti abitativi

Intorno al centro si delineano i ben distinti insediamenti delle diverse classi che venivano a collocarsi in aree prestabilite. Si formano delle fasce, le cosiddette “zone medie”, che accolgono la classe dei dipendenti statali e degli impiegati: Barriera Vecchia, Gretta, Roiano, Rozzol, San Vito, Scoglietto. Gli imprenditori e i dirigenti si insediano in centro, dove le attività vengono svolte, negli appartamenti situati ai piani sovrastanti le sedi della società o delle diverse imprese, oppure in altre aree come Barcolla, Opicina, via di Romagna, San Vito, Scoglietto. I ceti subalterni occupano invece rioni come Chiadino, Chiarbola, Guardiella, Ponziana, Sant’Anna e San Sabba. La classe operaia di concentra nel rione di San Giacomo.

strada di Prosecco

Le nuove necessità rendevano necessari collegamenti adeguati sia con le zone periferiche della città, in modo tale da collegare il centro amministrativo – burocratico con le aree industriali, sia con le altre città, da attuarsi con un’adeguata rete di servizi e trasporti. Il piano regolatore di Trieste del 1934 prevedeva l’assorbimento di un’ampia zona della Città vecchia al bisogno della terziarizzazione. L’interesse era rivolto alla rivitalizzazione e risanamento dell’area della Città vecchia più che a modificare il Borgo Teresiano, che si adattava ancora perfettamente alle esigenze del tempo, si prevedeva inoltre di attuare nell’area urbana una serie di grandi arterie per facilitare gli spostamenti interni.

I tentativi di realizzare strade d’accesso più comode di quelle esistenti era però già iniziato nel primo dopoguerra. Negli anni Venti era possibile uscire dalla città in direzione di Monfalcone esclusivamente per la strada di Prosecco (oggi strada del Friuli) o per la strada vecchia di Opicina (oggi via Commerciale) che, giunta a Opicina, girava verso Prosecco dove incontrava la strada di Prosecco insieme continuavano verso Aurisina.

La necessità di creare una strada più agevole, che portasse direttamente dalla città verso Sistiana e quindi verso Venezia, si era fatta sentire già agli inizi del XX secolo, quando venne realizzato il primo progetto, voluto dai fratelli Cosulich, di una strada che la collegava direttamente alla sede delle loro attività principali, situate nel Borgo Teresiano.

L’impresa si rivelò difficoltosa, dovendo prevedersi lo scavo della strada nella roccia viva lungo il costone dell’altipiano portava fino al mare. Sia l’elevato costo che lo scoppio della prima guerra mondiale ne impedirono l’immediata realizzazione, che ritornò d’attualità nel primo dopoguerra, quando l’ingegner Camanzi riprese il primitivo progetto dell’ingegner Mazorana. La realizzazione della strada fu effettuata dall’Associazione Cooperativa cooperativa veneta. Lungo il percorso si incontrarono due differenti difficoltà. La prima andava affrontata nel tratto Trieste – Miramare, dove bisognava impedire al mare di invadere la carreggiata. Venne errata una scogliera, che aveva il compito di frangere i flutti, e venne sopraelevata la strada. La seconda, nel tratto seguente, che collegava Miramare a Sistiana, era la necessità di rendere possibile la creazione di una sede pianeggiante per posarvi in manto stradale. Per risolvere questo secondo inconveniente di dovette ricorrere alla dinamite e realizzare delle gallerie, tre delle quali ancora oggi esistenti (le due che sottopassano il parco di Miramare e la cosiddetta “galleria naturale”.

Anche le strade all’interno della città mostravano il bisogno di un certo rinnovamento, essendo ormai rovinate dal continuo passaggio delle carrozze. Il rapido deterioramento della pavimentazione di molte di esse era dovuto al fatto che, negli anni Venti, essa era costituita principalmente da pietrisco calcareo pressato, chiamato macadam. Il problema fu risolto utilizzando il catrame per compattare il suolo e renderlo più resistente. Questo sistema venne applicato nelle arterie stradali più transitate del Borgo Teresiano come via Mazzini, via Roma, via Carducci, il Corso, la piazza della Borsa e le Rive.

Venne pian piano a scomparire successivamente anche la vecchia pavimentazione Teresiana costituita da grossi pietrosi squadrati larghi cinquanta centimetri per un metro, posti in diagonale rispetto alla strada, che lasciarono il posto al bitume. Nonostante questo, in diverse zone delle Rive è ancora possibile osservare questo vecchio sistema che mostra ancora il problema che aveva reso necessaria la sua sostituzione, costituito dall’instabilità delle pietre che, molto pesanti, sprofonda nel terreno cedevole creando non pochi problemi alla circolazione sia dei veicoli che dei pedoni.