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I primi progetti per la realizzazione della nuova area urbana di Trieste

Il progetto per la realizzazione della nuova area urbana di Trieste, approvato da Carlo VI nel 1736, era stato commissionato dall’Intendenza Commerciale all’architetto Giovanni Fusconi, all’epoca ispettore delle Regie Fabbriche (a questa nuova area da edificare era stato assegnato il nome di Distretto Camerale, denominazione che comprendeva non solo il territorio ma anche il sistema amministrativo).

Per le scelte da effettuare dovevano essere rispettati alcuni canoni. Per assolvere al suo scopo, la nuova area della città doveva necessariamente essere edificata vicino al mare, possibilmente con una viabilità che permettesse facili collegamenti sia al suo interno sia con il porto stesso. La soluzione migliore era rappresentata addirittura dalla possibilità che le navi potessero penetrare all’interno della nuova area potendo caricare e scaricare le merci direttamente dai e nei magazzini. Si richiedeva che la costruzione fosse realizzata sul piano e non sul pendio, dove all’epoca si trovava la città.

La zona limitrofa al vecchio abitato era però priva di un simile zona pianeggiante. Carlo VI - I primi progetti per la realizzazione della nuova area urbana di TriesteSi pensò così di realizzarla artificialmente sfruttando le saline poste a occidente e recuperando il rimanente spazio mancante al mare. Tra l’altro le saline, che avevano costituito il maggior introito della città negli ultimi decenni, vedevano un periodo di crisi, aggravata dal contrabbando contro il quale si era incominciato solo da poco a prendere delle contromisure, come dimostrano alcuni documenti.

Ulteriore motivo che portò all’interramento delle saline era rappresentato dal pericolo di malattie che provenivano dalla zona paludosa. Ciò aveva causato anche il rifiuto da parte di molti commercianti di trasferirsi in questa zona, e di molti altri perfino di transitarvi. Si cercò comunque di supplire alla quantità di sale non estratta in questo luogo incrementandone la produzione nella piana di Zaule.

Per poter realizzare il “Piano d’una nuova Città da farsi sulle Saline di Trieste”, secondo la definizione dello stesso Fusconi, la superficie doveva essere ricavata per la maggior parte dal riempimento delle stesse, mentre circa un terzo doveva essere ottenuto con il prosciugamento di una zona a mare.

Il progetto così geometricamente concepito ricercava il massimo utilizzo razionale del territorio. All’interno di questa nuova area non vi erano elementi di particolare risalto che alterassero l’armonia degli edifici.

A dieci fila di spiazzi (definiti “piazze”), destinati all’edificazione delle case, si alternavano nove canali si cui sette con larghezza uguale, uno di circa una volta e mezzo e un altro di grandezza doppia (l’antica misura usata era il clafter, unità che non permette un rapporto preciso con le nostre misure poiché fino ai primi anni del XIX secolo il suo valore non era stato fissato, e poteva oscillare notevolmente). Anche la loro lunghezza variava, partendo dai più di 440 metri dei tre canali posti a oriente del progetto, per i quali l’altezza del piano, su cui sarebbero stati edificati, era maggiore di quella sul lato occidentale, in modo via via decrescente fino a raggiungere i 150 metri del canale più breve. Per rendere più agevoli gli spostamenti anche sulla terra ferma erano previsti trentaquattro ponti che avrebbero dato continuità alla viabilità interna. Ogni “piazza” poteva essere divisa in parti minori, o essere assegnata intera ai privati, a seconda della diversa richiesta da parte di chi vi volesse edificare. Si stimava che questo insediamento avesse la possibilità di ospitare circa quattromilacinquecento persone. Alla base di questo progetto vi erano soprattutto le preoccupazioni di rispettare le fondamentali regole di semplicità, economicità e rapidità. Si cercava di offrire agli edifici una buona esposizione, dimensioni accettabili e massima scorrevolezza stradale. Al loro interno si progettava un’edilizia funzionalista piuttosto che un’architettura che rispettasse canoni estetici. In questo piano nessun elemento spiccava dalla rigorosa organizzazione. Nessun edificio, neppure la chiesa, modificava l’ordine ritmico dei palazzi delle banchine dei canali.