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Le opere dell'uomo in carso

Gli studi relativi all’antichità sul Carso hanno dato risultati assai poco soddisfacenti. Poiché la particolare morfologia carsica è priva di depositi alluvionali, nei quali comunemente vengono rinvenuti fossili e tracce della presenza dell’uomo, le prove della sua presenza sono state rinvenute esclusivamente nelle grotte. Solo in questi luoghi si trovavano terreni idonei alla conservazione dei manufatti che si sono così conservati fino ai nostri giorni.

Si ritiene che il Carso rappresentasse solo una zona di transito e di caccia dove, oltre 80.000 anni fa viveva l’uomo di Neanderthal. L’uomo doveva utilizzare le grotte come dimora temporanea; ciò sarebbe giustificato non solo dagli scarsi ritrovamenti, ma anche dalle caratteristiche del territorio boscoso ed accidentato, che non offriva grandi possibilità di sussistenza fatta esclusione della caccia, della raccolta di germogli e bacche. Solo nel Mesolitico si ritiene che vi siano stati i primi insediamenti sul Carso ad opera di cacciatori che si stabilirono nelle grotte e costruirono piccoli ripari in legno.

I primi insediamenti urbani risalirono all’età del bronzo, quando vennero eretti i castellieri, vere e proprie aree fortificate, erette in zone dominanti, protette da mura a secco realizzati in pietra, al cui interno venivano erette costruzioni in legno. Molte di queste mura sono tutt’oggi visibili. L’uomo iniziò così a dedicarsi alla pastorizia.

L’arrivo dei Romani nel 178 a.C., segna una fase importante per gli insediamenti carsici, che videro un benessere mai raggiunto prima. Vennero abbandonati i castellieri a seguito della realizzazione di nuovi centri più moderni, dove gli abitanti, oltre alla pastorizia, iniziarono a dedicarsi all’agricoltura, in particolar modo dell’ulivo e della vite. Nel territorio tra Sistiana ed Aurisina vengono invece aperte le prime cave, le quali sono ancora oggi in funzione. Da queste cave si ricavavano ottime pietre da costruzione che vennero utilizzate in diverse zone dell’Impero. Con questo materiale furono eretti diversi centri tra i quali il più importante fu Aquileia.

Con le invasioni barbariche le popolazioni carsiche vennero decimate e costrette trovare rifugio nelle grotte per poi abbandonare il territorio per fuggire altrove. Solo intorno al XV secolo sorsero nuovi villaggi carsici sulle rovine dei vecchi abitati romani. Questi edifici venivano utilizzati dai contadini solo il periodo necessario al lavoro dei campi. Le case venivano costruite con pietre unite assieme da un impasto di calce, sabbia e terra rossa. All’interno vi erano solo due locali divisi da tavolato in legno, che separava La cucina dalla camera da letto. Solo in un secondo momento le abitazioni furono sopraelevate di un ulteriore piano, accedibile da una scala di legno posta all’esterno delle mura.

La successiva evoluzione delle case carsiche ha dato origine agli edifici, che spesso sono giunti fino ai nostri giorni, aventi due piani, collegati tra loro da una scala esterna e da un ballatoio protetto da un parapetto anch’esso in legno, che veniva utilizzato per essiccare il granturco esposto al sole. All’abitazione erano annessi granaio e stalla di chiaro influsso friulano-veneto.
Oltre alla case indipendenti si crearono i villaggi carsici, costituiti da edifici intorno ad una piazza al cui centro si trovava un pozzo, che poteva raccogliere l’acqua proveniente dai tetti delle case. Le chiese raramente si trovavano al centro dell’abitato, segno che furono, probabilmente, erette successivamente alla costruzione dell’abitato stesso.
Anche in questa fase alla base dell’economia carsica vi erano l’agricoltura, esclusivamente nelle zone dove era possibile trovare un sufficiente stato di terra che la rendeva possibile, e l’allevamento del bestiame. Si potevano così ottenere il latte, ortaggi, patate, legumi, olio e vino.