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Il carattere del triestino

Non è molto semplice definire i lineamenti caratteristici di un gruppo sociale tanto disomogeneo come quello degli abitanti di Trieste; questa città nel corso della storia ha visto l’ingresso di una vasta gamma di diverse popolazioni che hanno alterato in modo profondo il “ceppo triestino”.

Per evidenziare le caratteristiche specifiche della popolazione è stato somministrato un test ad un campione rappresentativo di residenti nella provincia di Trieste. Si è subito evidenziata la vicina estinzione del "triestino doc". L’influenza austriaca, slava e greca nonché gli afflussi di massa provenienti in particolare dall’Istria nel dopoguerra e successivamente dal meridione, hanno reso estremamente ardua la possibilità di trovare un soggetto nato a Trieste che possieda sia genitori che nonni triestini.
Tutto ciò risulta invece meno arduo se l’analisi viene svolta nelle fasce più anziane della popolazione.

Nonostante questa influenza esterna, la popolazione triestina mostra una serie di caratteristiche comuni che definiscono dei lineamenti ben marcati: 

  • uno degli elementi più sentiti dai triestini è l’attaccamento alla famiglia. Il triestino, seppure nella vita sociale mostri il suo carattere piuttosto introverso e schivo, nella vita domestica è allegro e confusionario e vede ancora la famiglia quasi come un’entità unica concepita con i canoni di una volta. Egli infatti, non abbandona volentieri la sua città nonostante molte volte sia costretto a farlo alla ricerca di una occupazione adeguata. Egli vede tutte le distanze in modo esagerato; nonostante la città si trovi a ridosso del mare ed abbia rappresentato un importante porto, il triestino è sempre stato un commerciante più che un navigatore. L’ospitalità del triestino è tenuta in grande considerazione, nonostante egli sia molto attento prima di accettare una persona che non rientri nella sua stretta cerchia. Gli “stranieri” infatti lamentano spesso una grande difficoltà di inserimento nell’ambiente cittadino, trovando i suoi abitanti freddi e a volte inospitali.
  • la stragrande maggioranza dei triestini si identifica in un “grande brontolone”, sempre pronto a lamentarsi di ogni qualsiasi cosa accada, sia essa un problema oppure no.
  • il triestino, seppur morbosamente legato alla sua città, spesso la trascura e non se ne occupa. E’ infatti molto bassa la percentuale della popolazione che dichiara di partecipare alla vita della città, mentre la maggioranza dichiara di essere abbastanza o molto contento del livello di vita del luogo.
  • Molto limitativa si rivela anche la poco concreta possibilità occupazionale nell’ambito urbano: anno dopo anno i posti di lavoro diminuiscono e spesso le società chiudono. Il posto di lavoro stabile e sicuro diventa ormai per molti una chimera.
  • Il triestino è estremamente efficiente ma molto intimorito dalle poche possibilità offerte dal luogo ed in questo spirito ha dato alla sua città il nomignolo di “No se pol city” (non si può città), cioè la città dove non si può nulla e dove tutto è impedito o vietato.
    Fortunatamente questo è solo un simpatico e vecchio modo di dire, Trieste ha infatti più volte dimostrato di essere una città con grande volontà di sviluppo, volontà rafforzata dalla recente apertura dei confini che ne ha fatto una porta per l'est.