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La riserva marina di Miramare

Miramare, area protetta atipica e quasi “urbana” stretta tra gli stabilimenti balneari e la città di Trieste, la zona industriale della baia di Muggia e una zona costiera fortemente utilizzata per la pesca e l’allevamento di mitili, è stata un ambito tutelato prima ancora che il decreto istitutivo del Ministero dell’Ambiente ne facesse una Riserva Statale nel 1986.
Inizialmente nata nel 1973 come Parco Marino di Miramare su iniziativa di alcuni privati grazie ad una concessione demaniale, è stata poi tra le prime in Italia e nel Mediterraneo a diventare area marina protetta ufficialmente istituita.

Affidata fin dalle origini alla gestione del WWF Italia, costituisce a tutt’oggi un laboratorio gestionale e innovativo, ancora oggi primeggia tra le Aree Marine Protette italiane per la capacità di evolversi ed aggiornare i propri programmi di conservazione e tutela, ma anche di divulgazione e turismo naturalistico, re-inventando e integrando con costanza il proprio ruolo assieme al territorio su cui insiste.

L’Area Marina Protetta di Miramaremappa riserva di miramare trieste si trova all’estremo margine orientale d’Italia, nel Golfo di Trieste, il lembo più a nord dell’Adriatico, dove si rilevano importanti quanto unici fenomeni di marea e la compresenza di diverse tipologie di fondali e ambienti costieri.

Il territorio direttamente tutelato dall’Area Marina Protetta di Miramare è esteso attorno e davanti al promontorio di Miramare (sede dell’omonimo e famoso Castello asburgico), su una linea di costa di quasi 2 km e una superficie marina di 30 ettari, in cui vige la protezione integrale, un regime di tutela molto restrittivo a tutto beneficio della biodiversità.
Ulteriori 90 ettari di mare attorno a questa area di riserva integrale sono tutelati da un’ordinanza della Capitaneria di Porto, dove vige il solo divieto di pesca professionale.

L’area marina di Miramare in oltre 30 anni di attività, ha evoluto la sua “mission” e il suo ruolo sul territorio per dedicarsi, oltre che alla protezione del patrimonio naturalistico dei fondali marini antistanti il Castello di Miramare, anche all’avvio di collaborazioni e progetti con tutte le istituzioni locali, amministrative e scientifiche tanto per l’attuazione di studi e ricerche su flora e fauna del Golfo di Trieste e sulle caratteristiche chimico-fisiche delle acque, quanto per l’implementazione di protocolli sperimentali di gestione eco-sostenibile della Costiera Triestina e del suo Golfo.

Infatti, pur con un’area ristretta dove implementare le proprie funzioni, Miramare rappresenta uno degli esempi più concreti di gestione eco-sostenibile del Golfo di Trieste in cui si può trovare una notevole biodiversità animale e vegetale, evidenziata da valori molto elevati di diverse specie presenti, come dimostrato da recenti censimenti subacquei eseguiti a Miramare e comparati ai dati di altre aree marine protette italiane.
Infatti, l’elevata produttività delle acque nord-adriatiche, il forte idro-dinamismo che si sviluppa attorno al promontorio di Miramare, la presenza di fondali sia rocciosi che sabbiosi e fangosi, assieme al divieto di pesca vigente e rispettato da oltre trent’anni, l’assenza di balneazione e di altre sorgenti di disturbo antropico, sono i principali motivi del successo biologico dell’area protetta.

L’area marina è un sito importante oltre che per specie legate alla pesca anche per la salvaguardia di specie segnalate come “minacciate” da convenzioni internazionali.
Oltre a quanto descritto, in grado di convincere anche i più scettici dell’efficacia di un’ampia tutela del mare, altre funzioni rendono le aree marine protette preziose per il territorio: quelle di “laboratori naturali” dove studiare specie ormai rare o approfondire analisi etologiche delle specie meno studiate; quelle di aree-pilota dove sperimentare protocolli di gestione eco-sostenibile e quelle di leader autorevoli nel campo della sensibilizzazione verso problemi di salvaguardia generale dell’ambiente marino.

Inoltre a Miramare è da sempre valorizzata la collaborazione con enti scientifici e università con cui sono stati prodotti studi e ricerche inerenti la gestione delle risorse biologiche marine, come ad esempio studi applicati alla conoscenza degli impatti di origine antropica su varie specie, monitoraggi innovativi per la stima della biomassa ittica eseguiti con osservazioni subacquee e tramite ecoscandaglio, studi di tipo comportamentale e di ecologia marina per il ripristino delle coperture vegetali subacquee in continua regressione in tutto il Golfo di Trieste.
Sono state pure eseguite ricerche su problemi legati alla pesca per sperimentare sistemi innovativi di cattura a basso impatto ambientale e per valutare il prelievo di certe specie critiche direttamente con i pescatori locali con i quali esistono specifiche convenzioni e progetti di collaborazione.