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   Monte Ermada

Porta i segni della storia che negli ultimi secoli ha marcato la sua natura segnata dai solchi delle trincee che qui protessero gli uomini che durante la prima guerra mondiale difendevano la linea dell’Isonzo.

Il Monte Hermada, o Ermada, offre un paesaggio vario fatto di alti boschi di pini interrotti da macchie cedue e dolci doline che lasciano salendo lasciano il posto ai campi solcati e alle sassaie.

La cima del Monte è raggiunta dal sentiero CAI n.8 che si incrocia ai piedi del massiccio con il sentiero CAI n.3, l’Alta Via del Carso.

Il panorama si apre man mano che si sale verso la vetta rocciosa dove si gode uno splendido panorama a 360°. Le alture sembrano verdi bottoni e se si allunga la mano sembra di toccare il mare.

La prima guerra mondiale distrusse anche i due castellieri preistorici di cui oggi non rimane traccia, che sorgevano sulla sommità del Monte. Durante le sue ricerche il Marchesetti ebbe la fortuna di fare dei rilevamenti e studiare l’area che fu censita nella sua opera sui Castellieri salvando dal dimenticatoio un importante frammento di storia.
Il castelliere più grande si sviluppava per circa 800m mentre quello più piccolo presentava un muro di modeste dimensioni che raggiungeva i 150m di lunghezza.

Oggi sulla sommità del monte, a 323m slm, ci sono solo pietre e arbusti, e anche la piccola baracca è stata smantellata dal tempo.
Partendo dal lato delle fondamenta ancora visibili della baracca si prende un piccolo sentiero marcato di giallo che conduce fino ad un campo solcato dove, svoltando a destra, si scende per un centinaio  di metri fino a scorgere, sempre sulla destra, l’entrata della Grotta del Monte Hermada.