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La Grotta del Pettirosso

Ubicata in località di Aurisina, accedibile da una dolina in prossimità dell’autostrada,  la grotta del  Pettirosso è una grotta a galleria lunga 22 m. La scritta R148 posta all’entrata è parte della sigla che identifica la cavità presso il Catasto Regionale delle Grotte.

Osservata con attenzione, la parete rocciosa dà l’impressione di essere stata l’ansa di un fiume, ed effettivamente un tempo – alcuni milioni di anni fa – qui scorreva un fiume sotterraneo, le cui acque hanno dato origine alla grotta.

I corsi d’acqua superficiali che penetravano nel sottosuolo attraverso grandi inghiottitoi (molto simili alle grotte di S. Canziano in Slovenia), assieme all’acqua piovana che si infiltrava sottoterra, trovavano un varco tra le tante fratture e tra uno strato e l’altro della roccia calcarea, e pian piano la corrodevano, formando un complesso ed esteso sistema di gallerie sotterranee. Col tempo, in seguito a cambiamenti ambientali e climatici, poteva succedere che il fiume abbandonasse tali gallerie per scorrere a quote superiori o inferiori, a seconda delle nuove condizioni ambientali. Si sono così formati a differenti altezze diversi sistemi di gallerie, antichi testimoni di tali mutamenti.

Le gallerie e le grotte dove non scorre più acqua in grandi quantità vengono chiamate “grotte inattive”. Col tempo vengono riempite dai detriti di crollo e su soffitto, fondo e pareti si formano colonne, stalattiti e stalagmiti, prodotte dalla rideposizione del calcare sciolto nell’acqua.
Con il procedere della corrosione delle rocce in superficie, i soffitti di tali cavità diventano sempre più sottili, instabili, e crollano, mettendo allo scoperto l’antico percorso del fiume, come è avvenuto in questo caso.

La Grotta del Pettirosso nella preistoria

La grotta fu esplorata già nel 1892 dal Dr. L. Karl Moser, che vi scoprì una costruzione a ferro di cavallo, che si pensò servisse per raccogliere l’acqua proveniente dallo stillicidio. Sotto una grande piastra calcarea venne inoltre ritrovato lo scheletro di un giovane.
In scavi successivi vennero alla luce anche frammenti d’osso incisi, ossa di cervo lavorate, ceramiche e vasi risalenti all’epoca del Neolitico; reperti del Neolitico e del Mesolitico vennero rinvenuti anche in occasione di altri scavi nella dolina in cui si trova la grotta.