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Grotta Azzurra

La Grotta Azzurra, situata nel territorio della piccola frazione di Samatorza, sembra una bocca socchiusa che sussurra al tempo immobile.

Gli scavi nella Grotta hanno rivelato le prime tracce del Mesolitico sul nostro territorio e le seconde in Italia essendo che nel 1961, anno dei primi studi, si conosceva soltanto una grotta azzurra samatorzastazione risalente allo stesso periodo in tutta la penisola.
Il Mesolitico, avvenuto attorno a 10.000 anni fa, è un periodo di transizione che separa il Paleolitico dal Neolitico e segna un importante cambiamento nell’economia umana.

I cacciatori (predatori di cibo) diventano man mano agricoltori (produttori di cibo) e cambiano il modo di vivere, l’alimentazione e l’organizzazione della comunità divisa in piccoli gruppi famigliari.
Per la prima volta l’uomo diventa sedentario (stanziale) e lungo le rive del Mediterraneo, dove il clima mite non imponeva migrazioni, le popolazioni sfruttano le cavità e le grotte come abitazioni permanenti e le risorse del territorio iniziando così lo sviluppo delle culture agricole.

Nuove esigenze portano l’uomo a creare nuovi strumenti di caccia come l’arco, le cui frecce vengono armate con punte di selce di dimensioni ridotte, nasce così il microlitismo nelle industrie mesolitiche.

I numerosi reperti ritrovati aprono la strada a nuovi studi nelle altre grotte carsiche e 14 risultano interessate da manufatti dello stesso periodo rivelando così il Carso Triestino il territorio con il maggior numero di stazioni mesolitiche in Italia.
La Grotta Azzurra presenta un’altra caratteristica: fu abitata ininterrottamente per 3000 anni e, dopo millenni, venne usata come ricovero dalle truppe austroungariche che vi costruirono all’interno una vasca e una serie di canali trasformandone l’uso in riserva d’acqua potabile durante la prima guerra mondiale.

Pur essendo una delle più studiate del Carso la Grotta Azzurra è stata purtroppo devastata dall’azione dei curiosi alla ricerca di qualche manufatto.