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   La dolina di Trebiciano

Tra le tante doline del Carso, parliamo della dolina di Trebiciano in quanto sul suo fondo cresce la vegetazione caratteristica di questo ambiente, detta Asaro-carpineto dal nome di due specie: l’asaro (Asarum europaeum) e il carpino bianco (Carpinus betulus).

È un bosco diverso da quello dell’altopiano - in cui invece dominano la roverella (Quercus pubescens), il carpino nero (Ostrya carpinifolia) e l’orniello (Fraxinus ornus) - perché all’interno di questi avvallamenti si forma un microclima più fresco ed umido di quello esterno, soprattutto in inverno e in primavera.

Non in tutte le doline è però possibile osservare l’Asaro-carpineto: infatti la condizione essenziale perché cresca tale vegetazione è che la conca sia sufficientemente profonda e stretta.

Più è profonda, maggiore è la differenza di temperatura tra il fondo e l’esterno. Più è stretta, meno i raggi del sole riescono a penetrarvi e l’aria fredda, più pesante, resta ‘intrappolata’ sul fondo, senza riuscire a scaldarsi e a risalire.

Attualmente, anche in presenza di tali condizioni, nella maggior parte delle doline manca la vegetazione tipica perchè l’uomo ha sostituito il bosco naturale con altre piante: ad esempio con gli alberi di robinia (Robinia pseudoacacia), dai quali veniva ricavato il legname per i pali. Questa specie, originaria dell’America settentrionale, molto adattabile ed invadente, si è insediata al posto dei carpini bianchi ed è tuttora presente, anche se la coltivazione è stata abbandonata.

Sul fondo della dolina, profonda circa 30m, laddove l’uomo non è intervenuto a modificare la vegetazione, è presente un bosco di carpini bianchi, cerri (Quercus cerris) e noccioli (Corylus avellana), decisamente più ombroso e buio della boscaglia dell’altopiano. Nel sottobosco crescono l’asaro, la falsa ortica (Lamium orvala), il dente di cane (Erythronium dens canis), l’erba trinità (Hepatica nobilis) e molte altre piante erbacee che all’inizio della primavera formano un tappeto di fiori bianchi, viola, rosa.

La fioritura del sottobosco

Nonostante il clima più fresco, la forma a conca di questi luoghi protegge le piante dal vento di bora, per questo le erbacee già all’inizio della primavera, quando le giornate si fanno più miti, possono fiorire; poi da metà maggio le fioriture diminuiscono. Questo ritmo stagionale è un adattamento tipico delle specie del sottobosco che, avendo bisogno della luce per fiorire, sfruttano il periodo in cui gli alberi non hanno le foglie e l’ambiente è luminoso, per andare in riposo quando è troppo buio. I mesi in cui la dolina è nel momento di massimo splendore sono perciò marzo ed aprile.

Molte di queste erbacee possiedono bulbi e rizomi sotterranei – fusti che crescono orizzontalmente poco sotto la superficie del suolo - che sono un vero e proprio magazzino di sostanze nutrienti.

Tali scorte danno alle piante il nutrimento necessario per fiorire già all’inizio della primavera, ancor prima che siano spuntate le foglie, che, con la fotosintesi, produrranno l’energia per vivere.

L’albero caratteristico del bosco di dolina: il carpino bianco

Può raggiungere anche 25 m di altezza. La corteccia è grigio chiara e liscia, il tronco con l’età diventa contorto e dà all’albero un aspetto ‘tormentato’. Ha foglie semplici, ovali, seghettate, di un bel verde brillante e lucido. Sulla stessa pianta si trovano fiori maschili e femminili, quelli maschili sono marroni e penduli, quelli femminili sono poco vistosi. I frutti hanno una brattea - foglia modificata,di solito più piccola delle foglie vere - verde a tre lobi, che li aiuta a farsi trasportare dal vento.

Il carpino bianco ama i terreni umidi e fertili, e vive bene dove ristagna l’acqua. Un tempo cresceva, assieme alla farnia (Quercus robur) nelle pianure dell’Europa centrale e in Pianura Padana. Oggi boschi di questo tipo sono limitati in piccole aree marginali, perché quei terreni sono diventati aree agricole, tra le più sfruttate al mondo.