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   Il proteo

Uno dei più interessanti e originali abitanti del Carso è certamente il Proteo. Questo anfibio risulta essere ancora un grande incognita per l’uomo; ancor oggi, molte Università e centri di ricerca, continuano assiduamente a studiare questo piccolo animale senza riuscire a dare risposte neppure su alcuni elementi caratteristici della specie e sulle sue abitudini. Non è stato neppure sufficiente tenerne in cattività alcuni esemplari  per diversi anni.

Il Proteo, classificato nel 1776 dall’entomologo italiano Giovanni Antonio Scopoli, può ricordare una grande salamandra; è dotato di arti minuti e soprattutto sproporzionati alla sua lunghezza, la quale può raggiungere i 30 cm. Le zampe anteriori sonofornite di tre dita mentre quelle posteriori di due. E’ inoltre dotato di un muso sul quale sono molto evidenti due aperture branchiali da dove fuoriescono tre ciuffi di color rosso intenso. La bocca è molto piccola ed è dotata di due file di denti; gli occhi, anch’essi minuti, sono appena in grado di distinguere la luce dal buio. La colorazione è uniforme di colore bianco-rosastro. In Slovenia nella grotta di Dobličica in Carniola settentrionale, esiste una specie ancor più rara che è il proteo nero. Di questa specie non si è stati nemmeno in grado di capire come possa generare una pigmentazione vivendo in ambienti totalmente privi di luce.

Si ritiene che il Proteo derivi direttamente da un anfibio del Pliocene (Cenozoico), risalente  tra i 2 e i 6 milioni di anni fa. Ciò sarebbe stato reso possibile grazie all’assenza di animali in competizione con lui e alla mancanza di predatori, elementi dovuti al particolare habitat che lo ha isolato totalmente dal mondo circostante.

Habitat: il Proteo vive nelle acque del sottosuolo del Carso sia triestino che goriziano e sloveno, nelle pozze, e nei laghetti sotterranei. Abita le acque profonde dove la temperatura rimane costante per tutto l’anno variando dai 9 e i 12 gradi; questo fenomeno è possibile grazie alla posizione sotterranea ed alla temperatura stabile presenti nelle cavità terrestri. Questo anfibio è in grado di respirare sia tramite l’uso di polmoni, che della pelle; quest’ultima caratteristica è comune con altre specie di pesci. Le sue attività sono estremamente lente, trascorrendo buona parte del tempo galleggiando nell’acqua o muovendosi lentamente sul fondo. Molto difficilmente esce dall’acqua e si riposa sulle vicine rocce bagnate. Il Proteo non è facilmente osservabile nelle grotte naturali essendo un animale raro e schivo.

Riproduzione: moltissimi dubbi rimangono sulla riproduzione di questi animali, che, al realizzarsi di alcuni fattori non ancora compresi scientificamente sono in gradi di riprodursi sia dando alla luce due larve già completamente sviluppate che deponendo delle uova; questa sua caratteristica, di essere viviparo ed oviparo al medesimo tempo, rimane certamente un mistero.
Lo sviluppo di questo animale risulta essere estremamente lento in tutte le sue fasi: la schiusa delle uova si verifica dopo oltre quattro mesi ed anche lo sviluppo delle larve è lentissimo. La maturazione sessuale avviene dopo circa dieci anni. La longevità può superare i cento anni.

Alimentazione: ancora più curioso risulta essere il suo nutrimento, data soprattutto la scarsità di cibo che caratterizza l’ambiente in cui vive. Certo è che questo animale si alimenta pochissimo; il suo cibo è rappresentato da piccoli crostacei che vivono al’interno delle grotte e a volte dalle sue stesse larve. In cattività presso l’università di Lubiana, nel laboratorio di biotecnologia, un esemplare è rimasto in ottima salute pur essendo stato lasciato digiuno per oltre un decennio.